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Etiopia ed Eritrea verso la pace anche grazie a Maiani

Gabriele Baldanzi

Amerini: «Nel Nobel ad Ahmed c’è l’anima del filantropo che realizzò ospedali nelle zone di confine tra i due Paesi»

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È ritornata la pace – una pace stabile – tra due nazioni africane a lungo in conflitto: Etiopia ed Eritrea. Un “evento” così inatteso e significativo da convincere Oslo ad assegnare il Premio Nobel 2019 ad Abiy Ahmed Ali, premier dell’Etiopia.

La notizia è che un po’ di merito spetta alla Maremma, o meglio a un maremmano: il compianto Mario Maiani di Caldana, benefattore scomparso nel 2012.

A dire il vero fu il suo staff, dieci anni fa, a decidere di puntare sull’Africa dopo aver costruito due ospedali in Sudamerica.

Mario Amerini, ingegnere roccastradino oggi in pensione, che ha collaborato a lungo con Maiani per la progettazione e la realizzazione delle due strutture ospedaliere in Etiopia, rivendica questo merito per il benefattore di Caldana.

«Se le relazioni tra i due paesi, interrotte da una guerra durata dieci anni, sono riprese – spiega Amerini – è grazie anche all’addolcimento dei rapporti a cui ha contribuito Maiani, con il suo investimento di quasi un milione di euro per la realizzazione di ben due nosocomi posti sul confine etiope-eritreo».

Gli ospedali, attivi dal 2012 e dal 2014, rispettivamente ad Adigrat e a Sheraro, a pochi chilometri dal confine tra i due paesi africani, sono stati una sfida per onlus e diplomazia italiana, con il pericolo di veder bombardate le strutture nel caso di un peggioramento dei rapporti tra i due paesi.

Invece Maiani, nello scommettere in un futuro migliore per questi popoli, alla fine ha avuto ragione.

Il premio Nobel ad Abiy è quindi anche un riconoscimento al benefattore maremmano che ha voluto finanziare e realizzare le sue strutture in zone di guerra e di campi profughi, proprio laddove partono i migranti eritrei verso l’Italia, attraversando il Sahara. Aree a forte rischio di conflitti. Le due opere sono in marcia e da quando vi opera personale italiano, come conferma il professor Aldo Morrone, non si sono più verificate morti per parto, né di puerpere né di neonati. Insomma, un vero successo.

Maiani, scomparso sette anni fa, diceva sempre la stessa cosa: «Se vogliamo fermare questa gente e le loro tristi migrazioni bisogna far qualcosa di concreto per loro».

E lui di concreto ha fatto tanto, dal momento che i due ospedali sono accessibili anche dagli eritrei che vivono nell’entroterra portando così un alleggerimento delle tensioni sociali tra le due etnie consimili. L’Eritrea è un paese giovane, resosi indipendente nel 1993. Da allora non ci sono state altre elezioni. Vige una dittatura senza libertà politiche e di associazione, senza potere giudiziario e fonti d’informazione indipendenti.

Basta questo, probabilmente, per capire l’importanza del Nobel per la Pace ad Abiy Ahmed Ali e l’orgoglio di aver contribuito alla pacificazione della zona. —

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