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Cambiamenti climatici: "Per invertire la rotta sul clima gli slogan politici non servono"

Lina Senserini
Il professor Alberto Clò, relatore del Forum Ambita al Villino Pastorelli di Grosseto (foto a destra, Bf)
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Il professor Alberto Clò, relatore del Forum Ambita al Villino Pastorelli di Grosseto (foto a destra, Bf)

Il professor Clò porta in città la sua proposta di investire sul risparmio energetico. E non lesina critiche ai governanti

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GROSSETO. Alberto Clò, bolognese, classe 1947, economista e accademico, è uno dei massimi esperti di economia industriale, di economia dell’energia e dell’ambiente. Direttore responsabile della rivista “Energia”, fondata nel 1980 con Romano Prodi, è stato ministro tecnico dell’Industria e del Commercio con l’estero nel Governo Dini (1995-1996) e ha presieduto il Consiglio dei ministri dell’Industria e dell’Energia della Ue nel 1996. Nello stesso anno, è stato insignito della massima onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica, dal presidente Oscar Luigi Scalfaro.

Il professor Clò, con un intervento dal titolo “Come reagiamo”, è uno dei relatori del Forum Ambita, organizzato a Grosseto dal 18 al 20 ottobre dall’associazione La Maremma delle Idee e dedicato ai mutamenti climatici. E qui anticipa al Tirreno alcuni punti del suo contributo.

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Partendo dal suo intervento, quali sono gli atteggiamenti verso i mutamenti climatici?

«Oscillano tra l’ottimismo di maniera e il catostrofismo retorico. Nel primo caso viene fatta passare la convinzione che basta volerlo e si può ottenere quel che si dice, quando invece è spesso espressione di interessi costituiti. Bisogna piuttosto fare i conti con la realtà, poiché oggi a livello mondiale, solo per fare un esempio, le energie fossili sono più dell’80% dei consumi energetici, mentre le rinnovabili, il solare e l’eolico, sono appena il 2%. Nel secondo caso, il messaggio quotidiano è che non ce la possiamo fare, suffragato dall’elenco dei drammi che ci attendono da qui ai prossimi anni, nella convinzione che la pressione mediatica induca comportamenti più responsabili. Invece, quando il catastrofismo supera una certa soglia subentra l’indifferenza e sortisce l’effetto opposto. In questo modo, inoltre, non vengono messi in evidenza i risultati raggiunti, perché fanno meno notizia. Vent’anni fa c’erano due emergenze che riempivano i giornali: il buco nell’ozono e le piogge acide. Ora non se ne parla più perché i due problemi sono stati sostanzialmente risolti, grazie alla cooperazione internazionale e alla tecnologia».

Lei ha usato la frase «nonostante tutto, bisogna sperare», ovvero?

«Io non sono negazionista, se non altro per il principio di precauzione, secondo il quale quando ci sono minacce future, ancorché incerte, bisogna agire per prevenirle. Ritengo anche che non sia corretto dire che “il progresso ha rubato il futuro”, anzi ne ha consentito uno migliore a centinaia di milioni di persone. Nei Paesi poveri, la povertà è passata dal 40 al 15%, la popolazione priva di elettricità è scesa da 1 miliardo e 300 mila persone a 900 milioni. Tuttavia, la lotta ai cambiamenti climatici, benché estremamente complessa, difficile e costosa, deve essere una priorità e non una semplice enunciazione. Quando Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha detto che l’Europa nel 2050 sarà il primo continente “Zero carbon”, ha espresso solo uno slogan politico, perché ha spostato il risultato delle azioni promesse da qui a trent’anni, quando non ci sarà modo di rendere conto del loro successo o insuccesso».

Cosa occorre fare, allora, per invertire la tendenza?

«Un enorme investimento di risorse da parte dei governi e l’imprescindibile impegno che noi cambiamo radicalmente gli stili di vita. È una rivoluzione che avrà i suoi vincitori e i suoi vinti con settori industriali che scompariranno per lasciare posto ad altri. Investire solo sulle energie rinnovabili non basta e i tempi saranno lunghissimi. Se si pensa che il carbone ha impiegato un secolo a superare la legna e altrettanto il petrolio a superare il carbone, non prevedo tempi brevi per l’affermazione del solare e dell’eolico. Occorrono anche altre strategie, come ad esempio sostenere il risparmio energetico, dato che le soluzioni ci sono. Purtroppo, chi governa non è disposto ad adottare scelte dai costi elettorali elevati a fronte di benefici lontani, ma senza azioni concrete, “sostenibilità” è una parola vuota. Come ha detto il premio nobel per l’economia Robert Solow, “più si parla di sostenibilità meno ne capisco. Però è vero che suona bene”. Nonostante tutto, bisogna sperare». —
 

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