La manifestazione
Politica, imprese, cittadini «Quest’opera è un diritto»
Il corteo per il corridoio tirrenico ricuce i rapporti tra istituzioni e associazioni Rossi: «Il mio lascito, tre priorità». Vivarelli Colonna: «Soldi dirottati sul Morandi»
. Stavolta sono tutti sullo stesso palco. Non solo le associazioni di categoria, ma anche i rappresentanti delle istituzioni che lo scorso 17 aprile, seduti in platea alla Camera di commercio a Grosseto, non furono invitati a parlare nella giornata in cui il presidente Riccardo Breda annunciò la «ribellione» della Maremma per avere, dopo oltre mezzo secolo di promesse vane, un’Aurelia sicura, un corridoio tirrenico ovvero una superstrada.
Allora la politica – sindaci, Regione, Provincia – fu costretta ad «ascoltare». Ieri – al comizio che nel parcheggio accanto al Maremà ha chiuso il corteo di trattori, camion e auto partito da Rispescia – la politica ha parlato. E ha promesso impegno. E lo ha fatto con le parole, misurate, del presidente della Regione Enrico Rossi, e con quelle, gridate, del presidente della Provincia e sindaco di Grosseto, Antonfranceco Vivarelli Colonna. Che proprio alla presidenza della Regione è il favorito per il centrodestra.
Fianco a fianco, uniti nell’obiettivo, ma lontani nello stile, Vivarelli Colonna tuona («i fondi della Tirrenica dirottati per il ponte Morandi come se ci fossero morti di serie A e di serie B»), si propone come capofila del fronte per far realizzare il corridoio («per proiettare la Maremma verso un futuro radioso») e si mette al livello dei cittadini («abbiamo sempre subito il rimpallo delle responsabilità politiche»).
Rossi ripercorre i suoi 9 anni di amministrazione della Regione, il confronto con sei governi e sei ministri diversi («a tutti ho ripetuto che la priorità per le infrastrutture è la Tirrenica») ed elenca tre nodi da sciogliere: definire il rapporto con Sat che ha ancora la concessione della strada, dare mandato ad Anas di fare «tutta e subito» la progettazione esecutiva, e trovare i soldi. Un percorso che, ammette, non può che travalicare il suo mandato. Tanto che chiosa: «Lo dico un po’ come lascito visto che sono alla scadenza».
Il lascito sarà portato avanti con successo? La novità di questa nuova battaglia sta nella compattezza del fronte, che è anche civile e produttivo. Gli stessi Vivarelli Colonna e Rossi ne attribuiscono il merito a Breda, che è riuscito a coalizzare sedici associazioni di categoria e sindacati: Ance, Cia, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio imprese per l’Italia, Confesercenti, Confindustria Toscana sud, Federalberghi della Maremma e del Tirreno, Legacoop Toscana, Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Si sono aggiunti Legambiente, Wwf, Comuni, Pd, Udc, FdI, Pci.
«Imprese e cittadini di questo territorio pagano le tasse come tutti i cittadini – ha detto Breda –. Abbiamo il diritto ad avere questa infrastruttura per avere sviluppo. Non siamo qui per dare colpe a nessuno della politica: quello che è stato il passato è stato il passato. Le nostre divisioni da territorio di chi voleva un progetto, chi un altro ha fatto sì che la politica non decidesse».
Oggi la convergenza c’è ed è sul progetto del 2017. Che però è scomparso dai radar per due anni. Da allora, chiosa Breda, «se si è parlato di infrastrutture in Italia se n’è parlato dall’Emilia in su. Anche le infrastrutture in Toscana e in Maremma hanno diritto di avere il loro sviluppo ed è un diritto che rivendichiamo con forza». —
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