Sicurezza
Anche Signorino aveva lottato per un’Aurelia senza pericoli
Cordoglio a Capalbio per l’86enne morto venerdì sera nello schianto della sua auto a poca distanza da casa
Una persona su tutte mancava ieri alla grande mobilitazione maremmana per chiedere un’Aurelia sicura dopo oltre mezzo secolo di promesse al vento: Felice Signorino. Una tragica coincidenza ha voluto che il capalbiese perdesse la vita proprio sulla strada per la quale anche lui si era battuto, incontrando la morte in uno schianto fatale alla vigilia della manifestazione.
Classe 1935, Signorino è morto sull’Aurelia nella tarda serata di venerdì nei pressi di Capalbio.
Siciliano di origine, milanese di adozione, Signorino era a Capalbio ormai da circa 25 anni. Qui aveva trovato il suo buen retiro. E qui ha trovato la morte.
L’uomo era praticamente quasi arrivato a casa. Sarebbero bastate poche centinaia di metri e la sua auto avrebbe lasciato l’Aurelia per arrivare alla strada del 33 dove risiedeva.
Un uomo schivo, riservato, che aveva lottato per la messa in sicurezza, e lo aveva fatto senza clamori. Era consapevole che per quella strada era necessario fare qualcosa.
Un intervento atteso da anni e che venerdì ha lasciato sull’asfalto una nuova croce, proprio la sua.
L’ottantaquatrenne era un uomo di grande cultura, «nonostante – dice chi lo conosceva – un aspetto e un modo di vestire che non faceva trasparire il suo grande sapere. Un uomo che non amava apparire».
«L’ho conosciuto circa una quindicina di anni fa – racconta un professionista di Capalbio che come Signorino non ama le luci della ribalta e che quindi preferisce ricordarlo rimanendo nell’anonimato –. Ho parlato con lui in molte occasioni e mi ha sempre colpito il suo sapere enciclopedico. Era davvero un piacere immenso conversare con lui».
Signorino proveniva da studi classici e dopo la laurea aveva lavorato per la casa editrice Mondadori.
«Ricordo che raccontava che aveva come mansione quella del correttore di bozze – aggiunge l’amico – e mi diceva sempre di quanto poco sapessero scrivere alcuni scrittori dei romanzi che era chiamato a correggere. Ovviamente non ha mai fatto il nome di quegli scrittori».
Oltre vent’anni fa il signor Felice era arrivato a Capalbio con tante idee sempre legate alla cultura. Aveva acquistato un vecchio podere dell’Ente Maremma e l’aveva rimesso a nuovo per farci un agriturismo, Il Mandriolo.
«Non voleva però un agriturismo come tanti – dice il professionista capalbiese – ma voleva fare uno spazio dedicato ai giovani in modo da poterli avvicinare alla cultura. Un posto dove poter coinvolgere le scuole. Non ho mai capito se fosse davvero riuscito a realizzare il suo sogno. Quando me ne parlò forse io devo aver fatto una faccia strana pensando che comunque non era più un ragazzo. Mi disse: “Perché mi guardi così? Perché sono vecchio?”. Era diventato questo un motivo di scherzo fra noi e ogni volta che ci vedevamo mi diceva: “Vedi? Sono ancora vivo”».
Ora Felice non c’è più e con lui se ne va anche il suo sogno. «Era davvero una brava persona e pensare a lui adesso mi commuove veramente. Mi dispiace davvero molto per quello che è successo», conclude il professionista di Capalbio.
Signorino era un uomo di sinistra, di Potere al popolo. Il cordoglio per la sua morte è arrivato anche dal sindaco di Capalbio Settimio Bianciardi: «Un grande dispiacere per la morte di un uomo che aveva scelto 25 anni fa Capalbio. Amava la campagna e l’agricoltura».
La data del funerale è ancora da definire. Non è da escludere, infatti, che all’inizio della prossima settimana possa essere disposta l’autopsia. —
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