Il Tirreno

Grosseto

«Quando arriva la diagnosi il rischio è quello di isolarsi»

Sara Landi
«Quando arriva la diagnosi il rischio è quello di isolarsi»

Dalla sensibilizzazione nelle scuole alle manifestazioni in piazza Tanti i successi raggiunti e gli obiettivi ancora da conquistare 

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la storia

La storia delle Iron Mamme è molto particolare perché nasce da una circostanza negativa (Grosseto nel 2016 rischiava di perdere il suo Centro autismo) che ha indotto un gruppo di mamme a mobilitarsi sui social network e sulla stampa, a dare vita a una petizione che ha raccolto oltre 3mila firme e a un confronto, all’inizio molto serrato e duro, con l’Asl per scongiurare lo scenario di questa chiusura.

Lo scontro iniziale si è però tramutato in un dialogo costruttivo con le istituzioni e con l’Asl che ha permesso di individuare la nuova sede del Centro autismo e ha fatto sì che da allora le Iron Mamme vengano regolarmente invitate al tavolo per le disabilità per valutare se i progetti portati avanti in questo campo rispondano davvero alle esigenze delle famiglie. «Siamo riusciti a costruire un ottimo rapporto con la dottoressa Simona Dei – dice la presidente Simona Vasile – e siamo felici di essere consultate regolarmente e di poter dare voce al punto di vista delle famiglie. L’aver mantenuto il Centro autismo a Grosseto è una battaglia vinta di cui ci riconosciamo almeno in parte il merito ma non ci siamo fermate qui e abbiamo deciso di proseguire il nostro impegno su nuovi obiettivi. Attualmente l’associazione raccoglie una cinquantina di famiglie di tutta la provincia di Grosseto, da Follonica a Orbetello, ma i numeri dell’autismo in Maremma sono molto più consistenti e il sogno è riuscire a mettere in rete tutte le famiglie con un figlio autistico».

Per farlo uniscono la forza d’animo al sorriso. «Ci siamo ribattezzate Iron Mamme – spiegano sul loro sito – giocando con l’espressione Iron Man, perché dobbiamo essere forti come il ferro e ispirate come un supereroe. Quando arriva la diagnosi di autismo ti passa sopra come un treno: il rischio è rinchiudersi in se stessi e isolarsi, noi invece che ci siamo già passate vogliamo mettere la nostra esperienza a servizio di altre famiglie e lo facciamo da volontarie, compatibilmente con il nostro lavoro e la famiglia da seguire».

Due i fronti su cui le Iron Mamme si impegnano a fare informazione: da una parte aiutare a comprendere la particolarità di questa condizione ( «I nostri figli sono tutti autistici ma ognuno è unico e diverso dall’altro. La presa in carico precoce è la sola cosa che può garantire loro di poter avere il maggior grado di autonomia possibile e di mettere a frutto i talenti che hanno»), dall’altro insegnare a districarsi nella burocrazia che si accompagna al percorso per la certificazione della disabilità. Per questo partecipano alle manifestazioni di piazza e alle feste paesane dove allestiscono un proprio stand per farsi conoscere e sensibilizzare la comunità. Inoltre aprono le porte della loro sede al centro commerciale Aurelia Antica tutti i lunedì dalle 8,30 alle 12 e la seconda e quarta domenica del mese dalle 15 alle 18, 30. «Ci piacerebbe riuscire a costruire un’anagrafica delle famiglie che hanno ragazzi autistici – dice la presidente Vasile – ma per la legge sulla privacy non possiamo accedere a questi dati per cui aspettiamo che siano le stesse famiglie a contattarci per allargare la nostra rete di mutuo aiuto».

Gli obiettivi raggiunti in pochi anni sono tanti: il lavoro di sensibilizzazione nelle scuole, le iniziative legate al 2 aprile, giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, e la presenza attiva delle Iron Mamme all’interno del coordinamento regionale delle associazioni che si occupano di autismo. Poi c’è l’impegno per far fare ai ragazzi attività sportiva e motoria, esperienza da cui è nata anche una squadra di calcio, il team Blue Soccer in cui si fa inclusione vera perché ragazzi con diagnosi di autismo o difficoltà psicologiche e motorie, genitori e ragazzi normodotati giocano tutti insieme.

Anche i momenti ludici e aggregativi hanno una grande importanza per cui vengono organizzate regolarmente gite e visite in cui la forza del gruppo aiuta i genitori ad affrontare insieme le eventuali difficoltà e i momenti di crisi dei figli. Grandi soddisfazioni sono arrivate poi dal percorso di propedeutica al linguaggio teatrale che i ragazzi fanno sotto la guida di Paola Svetoni e Maurizio Valeri dell’associazione ArteNauti. «Le simulazioni e gli esercizi teatrali – dice Simona Vasile – aiutano i ragazzi autistici nella vita di tutti i giorni e anche nella gestione delle emozioni, cioè negli aspetti di maggior fragilità in un soggetto autistico».

Grazie a questo progetto ha potuto vedere la luce il musical “Tommy. Il rock parla di autismo” nato da un’idea del dottor Ettore Caterino che è il responsabile della rete autismo dell’Asl Toscana sud est ma è anche un appassionato musicista. Il musical vede interagire sullo stesso palco musicisti professionisti, ragazzi e bambini del progetto teatro e i loro genitori con un risultato di grande impatto emotivo. Tutte le attività promosse dalle Iron Mamme hanno una finalità comune e la riassume bene una di loro, Alessandra Tonini: «I nostri figli hanno bisogno di amici e di stare il più possibile in mezzo alle persone normodotate. Per questo ci diamo da fare perché la gente conosca l’autismo e li accolga. Possono sembrare bizzarri o particolari ma sono affettuosi e pieni di talenti e sono una ricchezza per tutti». —

Sara Landi

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