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il giallo  

Distrutta dalle fiamme l’auto dell’ex allenatore «Forse gesto doloso»

Elisabetta Giorgi
Distrutta dalle fiamme l’auto dell’ex allenatore «Forse gesto doloso»

Cucini è stato coach di tante squadre e giocatore del Grifone Il rogo è partito dalla parte posteriore del veicolo

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GROSSETO. L’ex allenatore si è ritrovato l’auto distrutta dalle fiamme: il sospetto è che il rogo sia doloso. Per un soffio non sono stati investiti dalle fiamme - grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco - i pini ai margini del piazzale e le decine di auto parcheggiate accanto, altrimenti le conseguenze potevano essere disastrose. Siamo in pieno centro a Grosseto, è successo di notte.

«Ero sul divano a guardare la televisione quando ho sentito un forte odore di bruciato: non pensavo che fosse la mia macchina e invece me la sono ritrovata distrutta, così senza un motivo, nel giro di un attimo».

È amareggiato Learco Cucini, ex allenatore di molte squadre di calcio maremmane, oggi tranquillo pensionato (lavorava in centro in uno studio tecnico). Alle 23 di giovedì il fuoco ha distrutto la sua macchina posteggiata vicino casa tra via Unione Sovietica e via Inghilterra. Nessun motivo apparente per questo strano rogo, così come pare strano il percorso delle fiamme partite dal retro per poi espandersi al resto. Sull’episodio si allunga l’ombra del dolo. L’uomo ha sporto denuncia in Questura.

Cucini è persona notissima in città per essere stato il coach di tante squadre di calcio maremmane: l’Alberese, il Casotto, il Civitella Paganico, il Roselle. Una carriera durata 22-23 anni. A fine anni ’60 aveva giocato nel Grosseto. Racconta lui: «Alle 19 sono tornato a casa, ero stato dalle mie nipotine. Ho posteggiato l’auto nel parcheggio e sono salito. Una serata normale. Alle 23 circa ero nel divano quando ho avvertito un forte puzzo di bruciato arrivare da fuori; lì per lì ho pensato che fosse qualche pneumatico andato a fuoco per qualche motivo, poi ho sentito scampanellare alla porta...». Era la polizia municipale che l’aveva rintracciato tramite la targa frontale, l’unica “sopravvissuta” dalle fiamme (quella sul retro era carbonizzata). «Chi è passato di lì mi ha detto che c’erano le fiamme alte - dice ancora Cucini - ma io non le ho viste: quando sono sceso i vigili del fuoco avevano già spento tutto». L’auto, una Megan Scenic 1500 Turbo diesel bianca, era distrutta. «È bruciata la parte dietro», ma anche l’abitacolo e le gomme sono state invase dalle fiamme. È tutto da buttare, «con mio grande dolore perché pure alle macchine ci si affeziona». Fortuna ha voluto che accanto a quest’auto ci fosse uno stallo vuoto, «altrimenti poteva innescarsi un rogo a catena. Le fiamme alte hanno lambito anche un pino, che è rimasto bruciacchiato», conclude Cucini, ma per fortuna è andata bene anche qui: le alberature intorno sono state risparmiate. Cosa può essere successo? «Non lo so. Non ho certezze e non sono stati trovati inneschi, ma il pensiero è che sia doloso». In zona ci sono telecamere. —

Elisabetta Giorgi

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