Il Tirreno

Grosseto

in tribunale 

In fila al drive in della droga In 17 vanno a processo

Francesca Gori
In fila al drive in della droga In 17 vanno a processo

Cibo agli spacciatori in cambio di una dose: in sei scelgono riti alternativi La cocaina arrivava con i furgoni nascosta dentro la verdura. Il blitz a Capalbio

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In sei hanno scelto riti alternativi, tre sono irreperibili e uno e morto. Gli altri diciassette invece, sono stati rinviati a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare Giovanni Muscogiuri.

È finita così l’udienza preliminare per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti a Capalbio, nel boschetto dove un gruppetto di nordafricani, aveva allestito con la collaborazione di alcuni clienti abituali, una sorta di drive in dello spaccio. Dino Bertoli (difeso dall’avvocato Francesca Carnicelli), Monica Contri (difesa da Sabrina Pollini), Francesco Domenichini (difeso da Susanna Bruni), Ivan Dominici (difeso da Domenico Fiorani), Youssef El Alama (difeso da Anna Scotto), Jawad El Azzouzi (difeso da Alessandro Bartolozzi), Hicham Er Rifay, (difeso dagli avvocati Stefano gambini e Roberto Cerboni), Mohammed Guennane (difeso da Massimo Parenti), Abdelhalim Jarmouni (difeso da Sabrina Pollini), Abderrahim Jarmouni (difeso da Stefano Gambini, irreperibile), Ahmed Jarmouni (difeso da Stefano Gambini e Massimo Landi), Moustapha Jarmouni (difeso da Stefano gambini), Said Jarmouni, (difeso da Alessandro D’Amato e Pierpaolo Santini), Said Jarmouni (difeso da Alessandro Mori e Matteo Monticini), Salah Jarmouni, (difeso da Massimo Parenti), Mortar Mansour, difeso da Gabriele Dell’Unto e Said Satia, (difeso da Massimo Landi e Alessandro Gasparini).

Il processo si aprirà il 4 dicembre alle 9, al tribunale di piazza Albegna. I consumatori venivano utilizzati come autisti a chiamata: erano così fedeli da portare loro nei boschetti dove avevano trovato rifugio il cibo e tutto il necessario per vivere, in cambio di soldi o droga. Spesso facevano anche da accompagnatori di chi voleva acquistare una dose, portandoli direttamente dai pusher o fornendo indicazioni precise su come fare per raggiungerli. È quanto emerso dall’indagine dei carabinieri che hanno smantellato il drive in della droga nel boschetto di Capalbio e di Magliano in Toscana. Da dove cocaina, eroina e hashish partivano per rifornire non soltanto clienti, ma anche altri spacciatori nella zona di Follonica.

Coordinata dai sostituti procuratori Anna Pensabene e Giovanni De Marco, l’inchiesta dei militari ha portato alla luce un giro che dalla Versilia attraversava la Lucchesia fino ad arrivare nel sud della Maremma.

Gli indagati sono stati ventotto: uno di loro è morto poco tempo fa. Qualcuno ha deciso di patteggiare, qualcun altro invece ha scelto il rito abbreviato, mentre tre, tutti di origini nordafricane, sono tutt’ora irreperibili.

I nordafricani avevano stretto un sodalizio con alcuni consumatori che, secondo la Procura, erano stati indotti a cooperare per ottenere in cambio di favori, soldi e droga. Hashish e cocaina si poteva infatti acquistare quasi ventiquattr’ore su ventiquattro: gli spacciatori vivevano nei boschi, dove i clienti li raggiungevano come se, nella macchia di Capalbio, ci fosse un vero e proprio drive in della droga. —



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