Sicurezza
Il canile lager verso il sequestro: denuncia alla Procura
Il caso scoppiò a luglio. Animalisti, ambientalisti, cittadini e associazioni si preoccupano da mesi di un recinto e dei box
RIBOLLA. Il canile lager di Ribolla torna in primo piano nell’agenda del sindaco di Roccastrada, nella scala delle priorità del servizio veterinario dell’Asl, nelle azioni quotidiane dell’associazione animalista locale Avrai, che da mesi si impegna, con i propri volontari, per aiutare l’uomo che ha creato questa situazione così complessa: oltre 40 cani – labrador e meticci – custoditi in un luogo senza acqua, in condizioni igieniche molto precarie.
Siamo in località Sassicaia, nella campagna intorno a Ribolla, dove animalisti, ambientalisti, cittadini e associazioni si preoccupano ormai da mesi del recinto e dei box in cui un uomo, in evidente difficoltà, tiene questi cani.
Il caso Ribolla scoppiò nel luglio scorso. Anche allora i controlli di vigili urbani e Asl riscontrarono condizioni igienico-sanitarie disastrose.
Alcuni esemplari, malati e malnutriti, furono spostati al canile Dog Farm, acclarate le proprietà dei cani chippati. Una quindicina appartengono a una signora di cui si conosce nome e cognome e che adesso vive nell’hinterland fiorentino. Ora siamo punto e a capo.
Il Comune di Roccastrada di recente ha inviato alla Procura della Repubblica il fascicolo riguardante il canile di Sassicaia. Non secondario, però, è il caso umano. «Per l’uomo – spiega il sindaco Francesco Limatola – abbiamo attivato i servizi sociali, nonostante non risulti residente. Vediamo come aiutarlo. C’è sicuramente bisogno di assistenza, ma non è facile creare delle interazioni. Sappiamo peraltro che è stato sanzionato, ma non paga le multe, né osserva le prescrizioni fissate dall’Asl. Insomma, una situazione complicata, che non abbiamo assolutamente accantonato».
La prospettiva – imminente – è quella del sequestro. «Le verifiche – sono parole dell’assessore di Roccastrada Emiliano Rabazzi – stanno proseguendo. Monitoriamo la situazione con i vigili urbani e ogni sopralluogo vede impegnati anche i veterinari dell’Asl. Il sequestro temo che sarà inevitabile, con le conseguenze che sappiamo. Noi, a questo punto, vogliamo smantellare il canile e risolvere il problema una volta per tutte».
Il Comune, però, non ha i soldi per pagare le rette di 45 cani, che costerebbero alla comunità quasi cinquantamila euro all’anno e corrispondono a più della metà dei cani che il Comune ha già in carico. Peraltro in caso di sequestro disposto dalla Procura i cani entrerebbero in un limbo burocratico che ne rallenterebbe le adozioni, considerando che si aprirebbe un processo penale.
Anche l’Enpa, a metà luglio, aveva formalizzato una denuncia al comando dei carabinieri di Grosseto riguardo al “canile”. All’interno dell’area privata erano state individuate e fotografate anche due carcasse. Il terreno, su cui sono stati realizzati alcuni gabbiotti e su cui insiste una baracca in legno in fase di accatastamento, apparteneva a una famiglia che adesso vive a trecento chilometri di distanza da qui e l’uomo l’avrebbe acquistata oltre un anno fa. —
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