Gioco
«Solo la sostenibilità sociale e ambientale fa sì che l’economia possa crescere»
In vista del Forum, Il Tirreno incontra alcuni relatori Marcatili (Nomisma) spiega l’importanza di alcune scelte
. Dal 18 al 20 ottobre a Grosseto si tiene la seconda edizione di “Ambita”, il Forum dell’ambiente costruito, dedicato al tema della “Terra compromessa” e degli effetti dei cambiamenti climatici. In vista di questo appuntamento Il Tirreno ospita una serie di interviste ad alcuni dei relatori.
Tra questi c’è Marco Marcatili, 38 anni, un economista che si occupa in particolare di studiare l’evoluzione dei sistemi economici, con riferimento al contesto urbano territoriale e ambientale, di progettare piani di sviluppo e di valutare l’impatto delle decisioni di investimento. È componente del Consiglio direttivo e responsabile Sviluppo di Nomisma, la società indipendente fondata a Bologna nel 1981 su iniziativa di Nerio Nesi e Francesco Bignardi, che svolge attività di ricerca e consulenza economica per imprese, associazioni, pubbliche amministrazioni nazionali e internazionali. Dal 2018, fa parte del cda del Fai.
Come si coniugano oggi rispetto dell’ambiente e crescita economica?
«Economia e ambiente non solo non sono in conflitto, ma l’una si nutre dell’altro. L’ambiente non è un vincolo, ma un’opportunità. Oggi solo con politiche attente al sociale e all’ambiente si può parlare di crescita economica. In borsa le aziende in crescita sono quelle che hanno investito in sostenibilità ambientale, sociale, territoriale e nel benessere organizzativo dei lavoratori. E le città che hanno attratto i maggiori capitali sono quelle che hanno investito in servizi di carattere ambientale. Se ne sta accorgendo anche la finanza perché tutti i flussi in movimento devono essere “Esg (environmental, social, governance) compliance”, che guardano cioè alle variabili extrafinanziarie ambientali, sociali e di governance per costruire processi di investimento. Guardiamo ad esempio come è cambiato il mercato immobiliare. Secondo le nostre ricerche, la famiglia che sceglie una casa, oggi, guarda alle spese di mantenimento, alla sicurezza, ai materiali, se ci sono spazi verdi, servizi. Solo investendo in sostenibilità ambientale e sociale si può far crescere l’economia».
Cosa si intende, in questo senso, per sostenibilità sociale?
«La crescita degli ultimi anni era insostenibile anche da questo punto di vita. Ne è un esempio il panorama dei condomini, nelle città italiane. La sostenibilità sociale, che va di pari passo con quella ambientale, è un processo di crescita urbana in cui chi progetta deve tenere conto non solo degli aspetti tecnici, ma anche della prossimità di servizi assistenziali e sociali, accessibilità, verde, spazi pubblici, trasporti, nuovi servizi e infrastrutture che favoriscano le relazioni sociali. Pensiamo agli anziani e ai loro bisogni. Molto più facile progettare le case di riposo che pensare, come fanno in Francia, ad abitazioni efficienti sul piano energetico e dei servizi proprio in funzione degli anziani, per dare loro la possibilità di rimanere in casa propria. In sintesi non c’è ambiente senza sociale, è il secondo messaggio che voglio lanciare. Il tema di carattere ambientale e climatico deve andare di pari passo con quello sociale. Quando si progetta lo sviluppo di un territorio, va visto complessivamente. Abbiamo bisogno di scelte e politiche pubbliche che puntino su economia, ambiente e sociale contemporaneamente, non più privilegiando un aspetto a discapito degli altri. Lo dico da economista: è l’unica strada verso un futuro sostenibile».
Tutto questo cosa c’entra con il tema del clima?
«Il clima è la variabile di rottura. Parliamo di “incertezza climatica” perché i cambiamenti sono già in atto. I centri di ricerca sono in grado di prevedere con un range di probabilità molto alto quali saranno i fattori di cambiamento climatico da qui a 10 anni in un territorio come la Maremma. Possiamo sapere se e dove ci saranno siccità, esondazioni, bombe d’acqua. Le infrastrutture vanno programmate con l’input di queste informazioni. Dove e come fare un nuovo aeroporto o dove fare passare una nuova strada non saremo noi a deciderlo, ma le previsioni climatiche. Questo vale anche per l’edilizia e l’espansione urbana. Il clima non è una curiosità culturale, ma è l’unico elemento di cui tenere conto nella progettazione delle infrastrutture per far crescere l’economia e garantire la sicurezza. Abbiamo la possibilità di fare scelte nuove e lungimiranti, di modificare decisioni politiche del passato. Non coglierla significa negare una vera possibilità di crescita». —
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