Sicurezza
«Scontro tra bande» Una doppia condanna per rissa e lesioni
grosseto. Nel corso delle sue conclusioni, il pubblico ministero Giampaolo Melchionna lo ha definito «uno scontro tra bande di spaccio».
Un episodio che risale al 2013 e che ha portato alla condanna di due uomini di origini tunisina, entrambi di 32 anni, per rissa aggravata e lesioni personali. Uno, Hechmi Otay, è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione, mentre l’altro, Mohamed Manaa, a un anno e due mesi, per una sentenza che ha accolto in pieno la richiesta del pubblico ministero.
Due pesi perché la dinamica dell’accaduto ricostruita nell’aula del Tribunale di Grosseto nel corso degli anni in cui si è articolato il procedimento ha permesso di delineare meglio una vicenda che inizialmente era apparsa molto confusa. Praticamente è certo che si trattò di una rissa, visto che due persone, anch’esse di origini tunisine, furono gravemente ferite con mazza da baseball e coltello dai due condannati in uno scontro consumato vicino al centro commerciale Aurelia Antica. Ma non sarebbe stata una rapina, come inizialmente ipotizzato, in quanto il presunto furto non è mai stato dimostrato nel corso delle indagini. Il coltello e la mazza usate per il pestaggio, è emerso in aula, furono rinvenuti nel giro di poche ore dai carabinieri dopo una perquisizione nella dimora a Roselle della fidanzata di Otay, con le armi ancora macchiate di sangue.
Al contrario, non è mai stato ritrovato il presunto marsupio con dentro 800 euro che una delle vittime ha detto essergli stato rubato durante lo scontro: non vi è stata traccia durante le perquisizioni, né nelle varie deposizioni (a parte la sua) rilasciate durate il processo.
Per questo motivo, i due tunisini sono stati assolti dal giudice Adolfo Di Zenzo per il reato di rapina. Ma come detto, la rissa c’è stata secondo il Tribunale ed è partita, stando alla ricostruzione dell’accusa, con una pistola scacciacani estratta da Manaa, che ha sparato un colpo in aria.
Nel parapiglia, Otay si sarebbe scagliato contro i due connazionali, colpendo il primo con la mazza da baseball per poi ferirlo anche con il coltello alla mano, al braccio e al collo; e poi il secondo, sempre con la mazza.
Da queste considerazioni la differenza nelle due pene, perché se da una parte entrambi furono gli autori dell’aggressione, dall’altra l’unico ad avere un contatto fisico con le vittime fu Otay, come ha rimarcato il difensore di Manaa Roberto Cerboni.
L’unica incertezza rimasta alla fine di questo procedimento resta il movente: nel corso delle udienze è stata ipotizzata una «spifferata alla polizia», come è stata definita in aula, oppure una questione di dominio territoriale legato allo spaccio, ma è anche possibile che alla base ci siano stati dissapori personali tra le parti. Come ha detto il pubblico ministero, tutto può essere riassunto come «uno scontro tra bande di spaccio». —
Alfredo Faetti
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