Gioco
I vertici della Lilt rinviati a giudizio per appropriazione indebita di denaro
Sarà il collegio a stabilire le responsabilità di Bocelli e Rosselli anche in materia tributaria per l’attività della onlus-società
Sarà il dibattimento a chiarire le responsabilità in tema tributario e in relazione alle accuse di appropriazione indebita mosse a Grazia Bocelli e Miriana Rosselli, la prima in qualità di responsabile della Lega italiana contro i tumori Grosseto, la seconda in qualità responsabile cittadina con il ruolo di amministrativa-contabile.
Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci, che ha accolto le richieste della Procura (pm Arianna Ciavattini) ma anche disposto lo stralcio e la dichiarazione di non doversi procedere per estinzione per prescrizione per alcuni fatti, quelli risalenti agli anni 2011 e 2012.
Sarà quindi il collegio del Tribunale di Grosseto – la prima udienza, quella filtro, è stata fissata per febbraio - a valutare gli elementi portati da accusa e difesa (Carlo Valle, Romano Lombardi, Michele Martini), sia sull’ipotesi di evasione dolosa delle imposte sui redditi, sia su quella di indebita percezione di erogazioni pubbliche, sia infine su quella di appropriazione indebita di denaro. Le indagini della guardia di finanza di Orbetello si erano concentrate sulle entrate e sulle uscite dell’associazione, formulando l’ipotesi che sui conti personali fossero transitate cifre che sarebbero invece dovute essere della Lilt. Un’ipotesi affiancata dalla valutazione di incompatibilità con i redditi di ciascuno degli indagati. Alla fine del maggio 2018, il gip aveva accolto la richiesta di sequestro di 220mila euro sui conti degli indagati ritenendo che si trattasse di denaro frutto di un «uso disinvolto di fondi per il soddisfacimento di interessi privati e personali». Un sequestro però annullato dalla Corte di cassazione nel novembre scorso.
Ci sono poi i risvolti tributari, inerenti al cambio di natura dell’associazione, diventata società commerciale da onlus che era. Qui l’accusa contesta imposte non pagate per una somma di poco inferiore ai 53mila euro (la soglia è di 50mila). Cifre che, nota la difesa, sarebbero da considerarsi in misura molto inferiore (35mila) secondo i conteggi dell’Agenzia delle Entrate, che aveva annullato in autotutela (e prima del sequestro) gli avvisi di accertamento sulla presunta evasione (due annate su tre), riconoscendo la natura no-profit della Lilt. Tra le altre argomentazioni difensive che saranno oggetto di discussione di fronte ai giudiuci del collegio c’è anche l’impossibilità di attribuire alla Lilt la qualifica di ente commerciale: il contributo per le visite effettuate sarebbe da intendersi come un corrispettivo talmente ridotto che rientra ampiamente negli scopi sociali dell’associazione, cioè l’incentivo verso la popolazione a effettuare esami diagnostici; in caso di corrispettivo più alto (100 euro invece di 20, solo per fare un esempio) tale obiettivo non sarebbe stato perseguito; e comunque i proventi dei corrispettivi erano stati effettivamente destinati all’acquisto di attrezzature mediche.
Tutte questioni di merito sulle quali il gup non è potuto entrare. Il giudice ha invece deciso che per il terzo imputato, Silvio Sarti, già presidente della Lilt, debba essere stabilita la capacità di assistere al processo. A dicembre sarà dato un incarico apposito a uno specialista per le valutazioni cliniche. Nessuno dei tre imputati era presente all’udienza preliminare. —
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