Il Tirreno

Grosseto

massa marittima 

«Falusi, ritarda già tre mesi la nomina del nuovo cda»

G. S.

Fedeli (Pci) critica l’atteggiamento della coalizione di maggioranza. «I lavoratori sono stati penalizzati da scelte fatte nel passato»

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massa marittima. L’Istituto Falusi di Massa Marittima non ha ancora un consiglio di amministrazione e secondo il Pci il ritardo sarebbe dovuto alla mancanza di persone disposte a farne parte.

«Nel programma di mandato dell’attuale maggioranza – dice Luciano Fedeli – non ci sono tracce o riferimenti in merito al Falusi. Questo la dice lunga sull’interesse che l’amministrazione ha nei confronti della residenza ed evidentemente la coalizione Massa vuole andare Avanti Insieme ma non con l’Istituto, forse perché è una zavorra ed già cosa di altri». La segreteria del Pci ricorda che la legge regionale prevede entro 45 giorni dalle elezioni, avvenute lo scorso 26 maggio, la nomina dei membri del nuovo consiglio da parte del comune di Massa Marittima. A oltre tre mesi dall’elezione del sindaco la nomina stenta però ad arrivare.

«La legge è chiara – dice il Pci – ma con una semplice delibera un Comune si può sottrarre all’applicazione e far slittare i termini al 31 dicembre». Secondo il Pci il ritardo è dovuto al fatto che ancora non si è trovata la quadra per le nomine. «In primis – dicono – non si è ancora convinto il sostituto di Sandro Poli – ex presidente della Rsa ndr – il cui nome, quello di Luciano Testori, già circola sulla piazza, ad accettare. Poi ci sono le nomine degli altri consiglieri tra le quali scottano quelle indicate dalle minoranze. Su queste sembra che non sia gradita, all’interno del Cda, la presenza di un nome indicato da Massa Comune. Sindaco e Pd, probabilmente consigliati da qualche occulto stratega – continua il Pci – non ne vogliono sapere perché, come ci è stato riferito, non sta scritto da nessuna parte che la nomina debba comprendere anche nomi indicati dalle minoranze».

Per il Pci «da una parte si disattende la legge che impone in modo chiaro tempi precisi, dall’altra si cambiano quelle norme di buon senso che dovrebbero essere alla base del governo di una comunità e, proprio come indicato nelle premesse del programma di mandato, dovrebbero servire a rendere la comunità più inclusiva».

Nel frattempo l’istituto non naviga in acque tranquille: «I lavoratori – afferma Luciano Fedeli – sono stati penalizzati da errori fatti nel passato e si sono trovati costretti a pagare incentivi percepiti per errore, che hanno contribuito a “sanare” il bilancio e, dalle parti sociali, si è levato il grido d’allarme per l’erogazione degli stipendi. Infine, dalle segrete stanze, sembra che si proceda a preparare l’affidamento di un nuovo nucleo all’esterno».

«Qualcuno accusava il Partico comunista italiano di usare un termine non appropriato quando parlava di privatizzazione perché sosteneva si trattasse di esternalizzazione. Oggi se ne riconosce l’errore perché è giusto usare termini precisi, infatti per la segreteria del Pci si tratta di una vera e propria vendita di uno dei migliori beni che la nostra realtà territoriale e comunale abbiano mai avuto». – G. S.

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