Il dolore
Montone da compagnia sbranato a Buriano Predate tre pecore
grosseto. I lupi fanno razzia nelle campagne di Castiglione della Pescaia e alla periferia di Grosseto. A Buriano hanno lasciato sul prato solo la testa con le corna, gli zoccoli e la spina dorsale di un montone di due anni e mezzo. Nella campagna della Mota, vicino a Grosseto solo tre scie di sangue e qualche fiocco di lana di tre giovani pecore.
Doppia predazione nelle campagne del grossetano nella notte fra venerdì e sabato. La prima nella zona fra Buriano e Vetulonia in un’azienda di cui la titolare preferisce non dire il nome, e la seconda a due passi da Grosseto al podere La Mota. Sul prato di Buriano è rimasta la testa di un montone: «La testa – dice la donna – se la sono portata via i veterinari Asl e queste poche ossa è ciò che resta del mio montone che tenevo per compagnia e che pascolava vicino ai cavalli in un prato recintato. Ho subito, tre anni fa, un’altra predazione, di due capre e due capretti. Anche allora non restò quasi nulla degli animali e volevo sporgere denuncia. Ma le guardie forestali mi dissero che non era loro competenza raccogliere queste denunce. Andai dai carabinieri, ma anche lì mi fu detto che certo non si poteva arrestare un lupo. Ma allora a chi denunciare? Vorrei saperlo, davvero». La signora non sa come gestire la situazione: «Non mi posso permettere di recingere quattro ettari con recinti antilupo. I cani da guardiania sono pericolosi per i passanti. Io tengo questi animali per tenere pulito il giardino, ma in questo modo la situazione è scoraggiante. Vorrei che vi fosse controllo dei lupi o ibridi che siano».
Nella stessa notte anche il gregge di Beppe Catocci dell’azienda La Mota, vicina a Grosseto, è rimasto nella rete del predatore. Tre pecore sparite, trascinate nel prato e che hanno lasciato dietro di sé una scia di sangue. I predatori si sono portati via le pecore intere senza lasciare nemmeno le carcasse. Era ormai da qualche mese che l’azienda La Mota di Catocci, allevatore storico del grossetano, era stata graziata dagli attacchi, grazie ai tanti accorgimenti messi in campo dal titolare contro chi massacra le sue pecore: «Ho i cannoncini, le luci, facciamo, con mio figlio, sorveglianza quasi 24 ore su 24 - dice - Eppure è di nuovo capitato e davanti a casa. Pecore terrorizzate e tre animali spariti, trascinati via. Fra poco i lupi ce li troveremo in salotto col beneplacito di politici e istituzioni».
Beppe, alla disperazione, chiede a gran voce le catture: «Visto che nessuno vuole gli abbattimenti, che almeno catturino questi animali. Ma a nessuno viene in mente di eliminarli? - chiede - Hanno paura a dirlo? Paura di perdere i voti? Paura di cosa? Paura che vengano meno i soldi dei progetti assurdi che ruotano intorno al lupo? C’è un’intera filiera che campa sulle pecore. Noi pastori siamo il primo anello, il più fragile». E Catocci invita ancora una volta il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna a prendere posizione. «Ora quando cerco di chiamarlo non mi risponde neppure più al telefono – dice – e pensare che lo conosco bene, perché anche lui è un allevatore. Quando era in campagna elettorale venne a trovarmi e promise mari e monti. Giurò che si sarebbe impegnato per la nostra causa. E ora? Non si è fatto più vivo».
Insorge la presidente del Comitato Pastori d’Italia Mirella Pastorelli. «Una vergogna infinita per una storia infinita, di cui non si vede la fine. Invito i politici di turno a mettersi una mano sulla coscienza». — Fiora Bonelli
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