Sicurezza
«Smembrati e gettati come spazzatura Che vile assurdità»
grosseto. È una lettera accorata quanto contrita quella che Federico Busonero scrive al Tirreno dopo il taglio dei 17 pini di viale Caravaggio.
«Li conoscevo tutti, uno per uno, i pini di viale Caravaggio –scrive – Ero cresciuto con loro da quando, nel 1966, i miei genitori erano ritornati a Grosseto dall’Aquila». «Abitavamo in viale Aldi, avevo 11 anni. Passavo sotto i pini per andare a scuola, mi sentivo al sicuro sotto la loro chioma, ne respiravo il profumo, ne sentivo la musica quando il vento passava tra le loro fronde. Ci parlavo, con i pini».
E fin qui il dolce ricordo della fanciullezza. «Non avrei mai potuto immaginare che un giorno – riprende Busonero – di passaggio a Grosseto, mi sarei ritrovato lì a denunciare la vile assurdità della loro morte». Anche Busonero, infatti, il 30 settembre era in piazza Stadio tra coloro che manifestavano contro l’abbattimento.
«Gli alberi non hanno potuto difendersi. Ho seguito il camion che trasportava i resti smembrati: li hanno portati al “Servizio Ecologico Integrato” come spazzatura». «Vivo da tempo all’estero: se solo avessi saputo cosa era stato deciso da questa Amministrazione sarei fuggito subito. È stato un giorno tristissimo – lunedì 30 settembre 2019, un giorno che non dimenticherò».
«Sono stato invitato dalla Fondazione Ocra, a Montalcino, al convegno Cambiamenti climatici il 9 ottobre. Parlerò del mio ultimo progetto, Carbon, studio fotografico sulla foresta tropicale e sulla barriera corallina delle Fiji, ma parlerò anche dell’urgenza di fermare questo scempio in questa città». «Ovunque nel mondo – continua – ci si preoccupa della necessità inderogabile di proteggere e preservare l’ambiente che ci sostiene – A Grosseto tagliano gli alberi, ci dicono che li sostituiranno con altri. Come si può pensare di sostituire un essere vivente con un altro? Questo atto è assurdo ed immorale». «Grosseto è una città-pineta, o, di converso, una pineta-città. È la sua bellezza, la sua unicità; tolti i pini rimangono edifici per la maggior parte anonimi». «Hanno chiesto ai cittadini il loro parere? A Parigi, a Milano, in molte grandi città nel mondo si piantano alberi per tornare a vivere con essi, a Grosseto si sceglie la direzione opposta». –
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