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I dazi di Trump minacciano il pecorino: "Si rischia un aumento dei prezzi del 25%"

Fiora Bonelli
I dazi di Trump minacciano il pecorino: "Si rischia un aumento dei prezzi del 25%"

I caseifici di Manciano e di Sorano sono preoccupati per le possibili ripercussioni sul costo del latte all’origine

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GROSSETO. La politica protezionistica americana fa sentire i propri effetti anche in Maremma. Se Italia ed Europa non interverranno in tempo, la mannaia del presidente Trump rischia di mettere in ginocchio una delle produzioni di qualità più esclusive del made in Italy, il pecorino toscano, fra l’altro esportazione storica della Maremma nei mercati americani.

E anche se proprio quel pecorino toscano dop non fosse nelle liste di proscrizione della politica economica statunitense, per il settore caseario sarebbe ugualmente un danno ingente, stretto come si prevede, dal nodo scorsoio della diminuzione del prezzo del latte. Un disastro, in primis, per gli allevatori, già duramente colpiti dai prezzi attuali della materia prima, che hanno raggiunto, in questo periodo, i minimi storici.

«Che l’operazione messa in campo dagli Stati Uniti fosse imminente lo sapevamo da tempo – spiega il presidente del Caseificio di Manciano Carlo Santarelli – tanto che sono mesi che stiamo lavorando per correre ai ripari. Abbiamo affrontato e stiamo affrontando da tempo una problematica intricata e delicatissima col ministero dell’Agricoltura che per la verità ha mostrato estrema disponibilità all’ascolto e a eventuali azioni di salvaguardia del nostro prodotto di eccellenza. Indispensabile è, comunque, una trattativa dell’Italia a livello europeo e sarà poi l’Europa a dover andare a trattare col presidente Trump. Quindi la cosa non ci coglie di sorpresa ma è molto, molto preoccupante».

Santarelli afferma anche di stare aspettando le decisioni ufficiali ultime che riguardano i pecorini. «Attendiamo – dice – perché adesso la lista è ancora un elenco generico che riguarda, appunto, tutti i pecorini che non sono, però, dettagliati. In ogni caso, potenzialmente, il prezzo del prodotto è a rischio per il 25% del suo prezzo. Ci si augura, comunque, che ci siano ancora spazi di trattativa con l’America. Gli Usa costituiscono per noi, e mi riferisco alla produzione del nostro caseificio, il mercato storico della nostra esportazione, e stiamo sperando che venga fatta clemenza almeno negli importi dei dazi».

Santarelli è, infatti, comprensibilmente preoccupato, perché «non si può pensare – dice – che sia il consumatore finale ad accollarsi per intero l’aumento dei prezzi del pecorino e l’operazione andrà dunque a ripercuotersi all’origine, sul prezzo del latte da pagare agli allevatori, già duramente colpiti, come sappiamo, da remunerazioni al limite della sopportabilità. Dunque, da qualunque parte si guardi, la questione è problematica. Non ci resta che sperare in un’azione del ministero dell’Agricoltura con cui tutti i consorzi di pecorino insieme stanno dialogando a un unico tavolo e contiamo in una successiva fase in cui l’Europa, dopo aver ascoltato le nostre problematiche, reagisca. Nel frattempo attendiamo gli eventi e le delucidazioni del caso».

Sulla stessa posizione di Santarelli anche il presidente del Caseificio di Sorano Luciano Nucci. «È prematuro tirare la riga – dice – perché attendiamo di sapere quali siano i pecorini interessati a questa operazione, in quanto per adesso la lista non lo specifica. Ma è bene dire che, anche se nella lista nera comparisse soltanto il pecorino romano, sarebbe per tutto il settore un colpo economico notevole. Infatti immediatamente l’impennata dei prezzi produrrebbe una diminuzione nella produzione, e l’immediata conseguenza sarebbe l’avanzo e l’eccesso della materia prima, cioè il latte».

La ricaduta immediata? «Naturalmente sarebbe l’abbassamento del suo valore – dice Nucci –. Un danno per tutto il segmento della produzione di latticini e certamente, anche se il pecorino toscano dovesse essere graziato, il fatto che il nostro caseificio esporta negli Stati Uniti pecorino, sebbene in limitata quantità, non aiuta, anzi ci lascia col fiato sospeso».

Anche a Sorano, comunque, al momento si aspettano notizie più dettagliate. «Ritengo che sia più opportuno capire bene quali sono le tipologie di formaggi coinvolti – dice Nucci – e solo allora sarà possibile fare un bilancio e ragionare in prospettiva».

Preoccupato lo stesso sindaco di Sorano Pierandrea Vanni. «Le ricadute di questa mossa statunitense che gravano sul nostro settore agroalimentare di eccellenza – dice il sindaco – rischiano di mandare all’aria anni di lavoro e di impegno che hanno dato vita a un segmento produttivo di grande qualità. Purtroppo a risentirne saranno prima di tutto i nostri produttori di latte che vedranno i prezzi abbassarsi ulteriormente. L’unica speranza è una capacità di reazione dell’Europa a un attacco così frontale che arriva dall’America». —




 

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