Il Tirreno

Grosseto

«Il lavoro precario ormai è dominante»

Enrico Pizzi

Grido di allarme di Renzetti (Cgil): «Il rischio è che non ci siano più le condizioni per tenere in equilibrio scuola e sanità»

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Lavoro sempre più povero e precario, in una provincia che invecchia e perde abitanti. La fotografia è impietosa, ma il segretario della Cgil Claudio Renzetti non ha dubbi.

I numeri gli danno ragione. La popolazione della provincia di Grosseto è scesa, tra il 2016 e il 2017 da 223.045 a 222.175 abitanti, la natalità è passata da 7,2 nati per mille abitanti nel 2002 a 6,1 nel 2018 mentre la mortalità è salita da 11,3 a 12,4 così come l’età media si è innalzata da 45,6 a 47,7 anni e il numero medio di figli per donna è di 1,25, al di sotto dell’1,30 della Toscana e dell’1,34 dell’Italia. Numeri che non hanno nulla di freddo, ma che costituiscono la cornice in cui si inserisce il quadro occupazionale.

«Nel 2018 in provincia di Grosseto su uno stock di 93mila occupati totali – attacca Renzetti – ci sono stati 57mila nuovi avviamenti al lavoro. A essere ottimisti, solo un 5-7% di questi erano contratti a tempo indeterminato. E di quei 57mila nuovi avviamenti, il 20% ha lavorato meno di un mese, e il 5% solo per un giorno con contratti a chiamata, voucher, collaborazioni occasionali, per il resto i contratti a tempo indeterminato sono quelli – spiega Renzetti – fatto grazie al Job Act, dunque una volta finiti gli incentivi, sono a rischio licenziamento».

Il segretario della Cgil sottolinea poi che sempre tra quei 57mila ci sono circa 4. 500/5.000 contratti di apprendistato «che come abbiamo recentemente spiegato – dice – spesso non sfociano in contratti a tempo indeterminato». E poi anche sui 36mila posti di lavoro stabili, in questi anni di crisi sono molto aumentati i “part time involontari”. Soprattutto per le donne.

Per la Cgil la situazione occupazionale della provincia di Grosseto «si sta davvero avvicinando alla soglia del non ritorno. Con un impoverimento del mondo del lavoro che di fatto sta rendendo strutturale la precarizzazione». E il segretario Renzetti sottolinea che non sarà nemmeno più possibile parlare della Maremma come del “buen retiro” per pensionati dal momento che «pesando sull’altro piatto della bilancia i 66. 611 pensionati registrati nel 2018 – dice – l’invecchiamento della popolazione, il drastico calo demografico e un tasso di natalità bassissimo, il rischio concreto che corriamo è che nel giro di pochi anni sul nostro territorio non ci siano più le condizioni per tenere in equilibrio scuola e sanità pubbliche».

Una situazione ulteriormente aggravata dall’esodo dei giovani che lasciano la Maremma per andare all’università, ma non ritornano più, perché lavoro, per loro non ce n’è. Renzetti punta il dito su quella che definisce «la precarizzazione avanzante nel mondo del lavoro», una realtà che si alimenta anche grazie all’evoluzione dei fenomeni come il caporalato in agricoltura che evolve in nuove forme border line, o come l’utilizzo improprio di apprendistato e tirocini per avere manodopera a basso costo. La Cgil ha acceso i riflettori, anche in seguito all’aumento delle vertenze che, a differenza che nel passato, oggi arrivano anche per il mancato versamento del nero pattuito. «Oggi – conclude Renzetti – i “lavoretti” sono una marea montante che sta mettendo in minoranza il lavoro serio, contrattualizzato ed equamente retribuito». —

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