Il Tirreno

Grosseto

L'INIZIATIVA il Natale della comunità

Cari architetti, liberate la creatività

giovanna mezzana
Il Cassero Senese
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Il Cassero Senese

Grosseto: parte il concorso di idee per l’Albero di Natale Ecologico e Popolare La presidente dell’Ordine Alessandra Moscadelli lancia un invito agli iscritti  

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GROSSETO. Dall’8 dicembre Grosseto avrà un Albero di Natale Ecologico e Popolare che “spunterà” in un luogo cittadino tra i più suggestivi: il Cassero Senese. Come sarà? Come lo vorrete voi: chiunque può candidare la propria proposta di installazione. Sposata da Clarisse Arte, l’idea è di Guido Del Gizzo che con Archetipi srl si è aggiudicato la gestione della fortezza gioiello per cinque anni. L’invito a proporre il proprio Albero di Natale Ecologico e Popolare è aperto a tutti. Il Tirreno illustrerà i singoli progetti e renderà conto delle tappe che condurranno alla grande festa di inaugurazione dell’Albero. Intanto Il Tirreno apre questo cammino “chiacchierando” con Alessandra Moscadelli che, architetta presidente dell’Ordine degli Architetti di Grosseto, rappresenta il saper fare – ma anche lo sguardo pensante e creativo – di una categoria di professionisti che tanto possono contribuire a creare quello «spirito di comunità» tanto caro a Del Gizzo.

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Che ne pensa di questa idea lanciata da Del Gizzo?

«Ritengo l’idea simpatica ancora di più legata al tema del Natale, un periodo magico in cui tutto si veste a festa, con colori e suoni caratteristici, e l’atmosfera magica che coinvolge piccoli e grandi si carica di entusiasmo e di fantasia. Consente di fare comunità la possibilità di far divenire i luoghi della storia degli spazi attrattivi in cui stare insieme, incontrarsi, conoscere e divertirsi, anche attraverso idee e progetti incentrati sulla cultura della costruzione di qualità».

Le è capitato di essere coinvolta in qualche progettazione di allestimento per festività come il Natale?

«No, non mi è mai capitato. E neanche a colleghi e amici, per quanto ne so io. Nella mia esperienza posso dire che è difficile che si pensi a un architetto, nonostante molti di noi hanno anche una formazione artistica, per la progettazione di un allestimento: quando invece possiamo progettare anche allestimenti. E questo per certi versi è buffo se penso a quanto è emerso dalla ricerca, la prima nel suo genere in Italia, realizzata da Makno per il Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori e presentata durante l’VIII Congresso Nazionale del Consiglio, tenutosi nel luglio 2018 a Roma: l’architetto nel sentire comune come fautore della competitività all’interno delle città. L’architetto/urbanista si fa promotore e garante della bellezza del paesaggio urbano, dalle strade alle insegne, dagli spazi pubblici agli edifici. “Nella figura dell’architetto – ha sottolineato Mario Abis, sociologo, fondatore dell’Istituto di Ricerca Makno – e nelle sue competenze si intrecciano, come in nessuna altra “missione” professionale, tematiche e problematiche tecniche e tecnologiche, sociali, culturali, estetiche e etiche in tutte le loro tante, diverse, derivate”».

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Quale ruolo gli architetti possano avere nel ricreare “quello spirito di comunità che fa bene a tutti” di cui ha parlato Del Gizzo lanciando l’iniziativa?

«Beh, questo è semplice. Gli architetti, riprendendo e condividendo lo studio sopra richiamato, sono una categoria pensante, creativa, propositiva, che «pro-getta», cioè che guarda al futuro anche quando si occupa del passato e dell’esistente. La cultura degli architetti è fondata sulla coscienza storica, sulla coniugazione di etica ed estetica, sulla capacità di interpretare i luoghi e i contesti. La polivalenza della figura dell’architetto e delle sue competenze e le sue responsabilità nei processi di trasformazione urbana e del territorio fanno sì che essi stessi possano contribuire ad affermare un nuovo paradigma della qualità della vita urbana, con l’intenzione di rimettere l’Uomo al centro di ogni trasformazione, alimentando il “desiderio di comunità”. Tale convinzione è così radicata da essere diventata l’imperativo del manifesto approvato per acclamazione allo scorso Congresso».

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Da architetta ma anche da cittadina come le sono sembrati negli ultimi anni gli allestimenti natalizi di Grosseto?

«Non ho memoria precisa degli allestimenti degli ultimi anni. Direi tendenzialmente piacevoli nel centro storico ma decadenti e datati poco al di fuori delle Mura. Ricordo l’albero di piazza della Vasca, collocato in una posizione ottimale e l’invito del sindaco alla comunità per l’accensione. Gli allestimenti di via Galilei, poi, sono sempre molto originali e gradevoli, non solo a Natale, ma tutto l’anno».

Di tutti gli alberi di Natale “famosi” nel mond, da quelli rovesciati a quelli impreziositi da Swarovski, ce n’è uno che l’ha colpita per l’estetica ma anche e soprattutto per il messaggio?

«Onestamente ne ho visto qualcuno ma non ho mai prestato molta attenzione agli alberi d’autore e ai relativi messaggi, per questo non posso indicare qualche realizzazione in particolare. Personalmente amo le soluzioni più semplici senza particolari decorazioni, a gusto mio è sufficiente avvolgere l’albero nella maniera più naturale possibile di luci, possibilmente bianche o al massimo gialle, ed è già Natale. Forse anche perché a tutt’oggi, fin da quando ero piccola, ho un “rito” che si rinnova ogni anno con mia mamma per un progetto nuovo per l’allestimento dell’albero che è il classico albero di Natale ma decorato ogni anno con tema e quindi materiali e colori diversi, spesso realizzati da noi. Mi resta ancora un’ipotesi che non ho mai messo in pratica ed è la decorazione con dolcetti che se non altro consentirebbero di arrivare alla Befana con l’albero praticamente vuoto».

Secondo lei gli architetti maremmani parteciperanno al concorso di idee?

«Voglio augurarmi che gli architetti maremmani partecipino proprio in ragione della nostra convinzione dell’importanza del concorso che, finalizzato all’ottenimento della migliore soluzione per la problematica oggetto di proposta, possono consentire ai professionisti, soprattutto ai giovani, di liberare le loro idee e la loro creatività. La qualità dell’Architettura si misura con il Concorso di Architettura, strumento con il quale i professionisti propongono il livello più alto del proprio modo di progettare, sviluppato in due gradi: al primo grado è richiesta l’ideazione di un concept, mentre al secondo grado viene richiesto lo sviluppo dell’idea progettuale con la definizione di un progetto vero e proprio. Nel concorso in due gradi, sono ammessi al secondo grado, senza formulazione di una graduatoria di merito, le migliori proposte, selezionate dalla giuria nel grado precedente. I partecipanti vengono rimborsati, a fronte delle ulteriori prestazioni professionali svolte. Con il Concorso di Architettura i partecipanti mettono a disposizione del bene comune le proprie capacità di interpretare e soddisfare le richieste del bando con il vantaggio per le comunità di essere coinvolte per tempo nei processi decisionali e nell’individuazione dei bisogni da soddisfare con maggiore coesione sociale e consapevolezza verso l’architettura, in rapporto alla qualità della vita». –

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VADEMECUM

C’è tempo fino al 20 ottobre per presentare il proprio progetto di albero che dovrà essere Ecologico e Popolare. Le proposte (dettagliate o solo indicative) devono essere inviate alla redazione del Tirreno (grosseto.it@iltirreno. it). Una giuria di esperti composta da Clarisse Arte, Tirreno, Archetipi srl e Abc onlus selezionerà l’idea “vincitrice” che verrà realizzata a cura di Archetipi srl.

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