Gioco
Quell’eredità di babbo Ezio fatta di viti, ulivi e tanta passione
Estroverso e dall’intuizione brillante, fu il patron dell’azienda oggi guidata con grande abilità dalle figlie Fiorella e Pamela
tra i filari
lina senserini
L’azienda Serraiola Wine è nata nel 1966, quando Ezio Lenzi, il padre di Fiorella e Pamela, scomparso tre anni fa a 85 anni, decise di dedicarsi anche all’agricoltura, in particolare al vino e all’olio. Follonichese, in passato aveva lavorato nel commercio e aveva avuto diverse attività imprenditoriali, tra cui trasporti e edilizia, oltre a essere stato sindaco di Monterotondo Marittimo negli Anni ’90. Ma è stata la sua grande passione per la terra a spingerlo a acquistare l’azienda che era appartenuta al marchese Licurgo Valentini, ricco proprietario terriero, celebre in Maremma per aver posseduto cento poderi.
La famiglia Lenzi è originaria di Firenze, di un paesino, Tizana, che oggi si trova in provincia di Pistoia. Ai primi del Novecento, il padre di Ezio, Edmondo Lenzi, classe 1895, veniva a Follonica a vendere il vino, che da queste parti, invece, veniva prodotto poco e per autoconsumo. Poi, come capita frequentando per anni gli stessi posti, finì per “prenderci moglie”, e si trasferì in pianta stabile a Follonica, dove anche Ezio è cresciuto, dove sono nate e tuttora vivono Fiorella e Pamela. «Mio padre – racconta Fiorella – era un personaggio, con molte idee, molte intuizioni imprenditoriali, amico di tutti e molto attivo nel commercio. C’è un aneddoto che ben lo descrive. Il venerdì a Follonica c’era il mercato e molti agricoltori dei dintorni venivano a vendere frutta e verdura. Era uso comune che a fine mattinata venissero tutti a pranzo a casa nostra. Ho questo ricordo di tutte queste persone che si presentavano ben vestite, con la camicia bianca come si usava nei giorni di festa, la giacca e il cappello, in segno di rispetto per l’ospite. Del resto mio padre aveva l’agricoltura nel cuore, era la sua vera passione e aveva bisogno del contatto con la terra, anche attraverso chi ci lavorava e ci viveva».
Quando acquistò Serraiola, l’azienda era disastrata, il casale era da sistemare, le vigne, a parte cinque ettari esistenti di Sangiovese, Trebbiano e Malvasia, da impiantare, così come gli olivi. Si rimboccò le maniche, fece buttare giù e ricostruire il casale, dato che era stato fatto senza adeguate fondamenta, e cominciò a piantare vigne e olivi, lasciando quei primi ettari storici che ancora oggi sono in produzione. Terminata la casa si trasferì in pianta stabile sulle colline.
La prima vendemmia della nuova Serraiola è del 1986, ai primordi della viticoltura maremmana. L’azienda, infatti, è stata una delle prime a vinificare e a imbottigliare nella propria cantina. Nel frattempo Fiorella Lenzi, che dai primi anni Settanta si era trasferita a Firenze per gli studi superiori e l’università (è laureata in Scienze Motorie) decise di rientrare a Follonica, dividendosi tra l’attività di insegnante di quella che allora si chiamava educazione fisica, e l’azienda di famiglia, spinta anche lei come il padre dalla passione per l’agricoltura e per il vino. Una passione che le ha fatto fare una grande e esperienza, consolidata e messa a disposizione del “pubblico”, come presidente dell’associazione Strada del vino Monteregio di Massa Marittima, che ha guidato dal 1996 al 2006. Il suo ritorno a Serraiola è nel 1990, quando decise di lasciare l’attività di insegnamento e di affiancare il padre, subentrando nella conduzione dell’azienda, cui più tardi si unì anche la sorella Pamela Lenzi, di diversi anni più giovane e impegnata allora nel completamento degli studi universitari (è laureata in Scienze politiche). La prima etichetta a uscire dalla cantina della famiglia Lenzi è Violina, un bianco Maremma Toscana Doc, prodotto da Vermentino, Chardonnay, Sauvignon e Traminer. Subito dopo, via via che i nuovi vigneti entravano in produzione, sono arrivati anche il rosato e i rossi, primo tra tutti Lentisco, un Igt Costa Toscana, prodotto da Sangiovese in purezza dal primo vigneto piantato nel 1968; un cru di grande qualità che nasce dalle uve di quelle sole vigne, raccolte a mano, con fermentazione in tini di cemento, affinato in barriques di terzo passaggio per 12 mesi. Nel frattempo, l’orientamento per l’impianto dei nuovi vigneti, a fine anni Novanta, si spinse sui vitigni internazionali a bacca nera, Merlot e Syrah, anche se, spiega Fiorella, «gli ultimi due ettari di vigneti piantati da mio padre nel 2007 sono di Marsanne e Roussanne. Da queste uve straordinarie, nasce Serrabacio, un Igt Toscana bianco, ottenuto da mosti in fermentazione per cinque mesi in barriques di rovere francese. Un vino inusuale da queste parti, ma che ha incontrato il gradimento del mercato». Oltre a Violina e a Serrabacio, gli altri bianchi prodotti sono Vermentino (la prima uscita è del 1994), da cloni omologati che vengono dalle università di Torino, Firenze e Pisa. Accanto al Lentisco, i rossi di Serraiola Wine sono Campo Montecristo, Igt Costa Toscana, Merlot in purezza, ottenuto dalle vigne piantate nel 1997, affinato 12 mesi in barriques nuove di rovere; Sassonero, Maremma Toscana Doc, Sangiovese con piccole percentuali di Merlot e Syrah, vino “di pronta beva”, imbottigliato a sei mesi dalla vendemmia; Shiraz, un Igt Costa toscana, Syrah in purezza, affinato in barriques di secondo passaggio per 12 mesi. Infine, l’etichetta del rosato, Fioreviola, Igt Toscana, ottenuto da Sangiovese e Syrah. Nella foto Pamela (a sinistra) e Fiorella (a destra) con la mamma. –
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