Il Tirreno

Grosseto

la sentenza per la sparatoria del 2018 

Omicidio di Follonica: ergastolo per Papa Il padre dell’omicida condannato a 20 anni

Francesca Gori

Riconosciuto il concorso al cinquantottenne. Fu lui a telefonare al figlio che arrivò alla rosticceria con la pistola

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«Ha ucciso mio figlio sotto i miei occhi, non c’è condanna che mi restituisca Salvatore. Ad Antonio hanno dato troppo poco: è stato lui a manovrare suo figlio». Piange e si tiene le mani tra i capelli, Giuseppa Marcelli, la madre di Salvatore De Simone, l’uomo ucciso da un colpo di pistola in via Matteotti a Follonica il 13 aprile dell’anno scorso. Nel corridoio del terzo piano del tribunale di piazza Albegna ci sono tutte, le donne di casa De Simone: Annalisa, madre del quarantacinquenne ucciso e di Massimiliano, ridotto in sedia a rotelle dagli spari esplosi quel giorno, Silvana, vedova dal 13 aprile dell’anno scorso insieme ai suoi tre figli, Tatyana, la moglie di Massimiliano. Con loro c’è anche la donna che si prende cura di Massimiliano, quando torna a casa. Ergastolo, per Raffaele Papa. Venti anni di carcere per suo padre Antonio. Non vola una mosca, nell’aula dell’udienza preliminare al terzo piano del tribunale, quando il giudice Marco Mezzaluna legge il dispositivo di sentenza. La madre dei fratelli De Simone e le due nuore restano in aula, la donna che si prende cura di Massimiliano rimane fuori con i tre figli dell’uomo ucciso. Due sono bambini, si avvicinano a loro madre, quando esce dall’aula in lacrime, dopo la lettura della sentenza: «Mamma, perché piangi?», domandano.

La risposta a quella domanda è nella sentenza appena letta dal giudice. Il trentaduenne difeso dall’avvocato Carlo Valle e da Angela Porcelli che sparò e uccise Salvatore e che ridusse in fin di vita Massimiliano e Paola Martinozzi, la farmacista che lavorava a pochi passi dal luogo del delitto, è stato condannato all’ergastolo. Suo padre Antonio, 57 anni (sempre difeso da Carlo Valle), a 20 anni di carcere per concorso anomalo in omicidio e tentato omicidio e per la ricettazione e detenzione della Tanfoglio clandestina.

«La responsabilità del padre di Raffaele l’ho sostenuta fin dall’inizio – dice l’avvocato Alessandro Risaliti che ha assistito la mamma di Salvatore nel processo – fino a quando Antonio non ha telefonato a Raffaele, la situazione era seria, dopo quella telefonata si è trasformata in ma tragedia».

Il destino di Raffaele, almeno dal punto di vista processuale, sembrava segnato fin dall’inizio. L’avvocato Carlo Valle ha parlato un’ora in aula, per difendere Raffaele e suo padre. «È stato un processo indiziario per quanto riguarda Antonio Papa– dice dopo la lettura della sentenza – ora aspetteremo deposito delle motivazioni poi quasi certamente presenteremo appello».

Il pm Maria Navarro aveva chiesto l’ergastolo e 6 mesi di isolamento diurno per Raffaele, 18 anni e 8 mesi per suo padre. In più aveva chiesto la condanna di entrambi a 4 anni e 4mila euro di multa per la detenzione e il porto dell’arma.

È stato anche su quell’anomalo con il quale è stato qualificato il concorso del padre dell’omicida che si è giocato ieri il processo. Gli avvocati di parte civile (Alessandro Risaliti, Franco Ciullini e Lorenzo Ferretti per la famiglia dei fratelli De Simone), Tullio Padovani e Daniele Burgassi per i familiari di Paola Martinozzi e Andrea Coscarelli per il Comune di Follonica, hanno chiesto ieri mattina che venisse riqualificato in concorso semplice. Il giudice per l’udienza preliminare si è preso poco più di due ore per decidere. La sentenza è stata letta nell’aula G, al terzo piano di un tribunale ormai deserto. Erano da poco passate le 15,30 quando il giudice è entrato in aula: Raffaele e Antonio ieri non erano presenti in aula. Il trentaduenne che ha sparato e ucciso il quarantottenne, dopo una lite scoppiata per l’acqua che era caduta di nuovo da un balcone dell’albergo di proprietà della sua famiglia sulla tenda della rosticceria Da Buono, è rinchiuso nel carcere di Livorno. Suo padre, scarcerato dai giudici del riesame dopo l’appello presentato dall’avvocato Valle, ha aspettato di conoscere il suo destino a casa sua. In tribunale c’erano solo le donne della famiglia De Simone: Annalisa, la mamma di Salvatore e Massimiliano, appoggiata alla porta dell’aula, in attesa che arrivasse il giudice, Silvana e Tatyana.

Tutte e tre con il loro carico di dolore che non passa, nemmeno dopo la lettura della sentenza e delle provvisionali: 300mila euro per Paola Martinozzi, 675mila euro per i suoi familiari, 500mila euro per Massimiliano e Tatyana, 500mila euro per la vedova di Salvatore e 200mila euro per la madre dei due uomini. —

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