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Grosseto

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La Centrale della criticità per le dimissioni difficili

La Centrale della criticità per le dimissioni difficili

Chi lascia l’ospedale ma ha bisogno di una rete di assistenza può contare sull’Asl In tutta la provincia sono arrivate più di 2500 segnalazioni di casi da seguire

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grosseto. Nell’Asl esiste una rete che lavora silenziosamente e quotidianamente per garantire la corretta presa in cura di tutti i casi di dimissione difficile dagli ospedali. La rete è composta dalla Centrale della cronicità, che ha sede a Siena, e dalle 13 Acot, Agenzie per la continuità tra ospedale e territorio, che afferiscono alle zone distretto.

Per dimissione difficile si intende la dimissione di tutti quei pazienti con bisogni sanitari, socio-sanitari o sociali complessi, quindi che nonostante la dimissione debbano continuare alcune terapie, o che non abbiano una rete familiare in grado di sostenerli o entrambe le situazioni.

«L’integrazione tra assistenza ospedaliera e territoriale costituisce oggi uno degli obiettivi prioritari verso cui i sistemi sanitari devono indirizzarsi – dice il direttore generale Antonio D’Urso - Il quadro epidemiologico e demografico della nostra società racconta di un progressivo invecchiamento della popolazione e di un aumento delle malattie cronico degenerative, per le quali le organizzazioni sanitarie stanno individuando diverse modalità di gestione dei bisogni di salute. È previsto, infatti, nei prossimi 30-40 anni, un forte aumento di cittadini anziani, spesso polipatologici, con uno scarso supporto sociale e familiare. Il modello che presentiamo garantisce la continuità assistenziale, il governo integrato delle risorse, la presa in carico del bisogno e la predisposizione del Piano di assistenza individuale».

Sono 10mila all’anno le prese in cura in tutta l’azienda: ogni ospedale segnala alla Centrale della cronicità i pazienti in dimissione ma “difficili”; la Centrale gestisce, in base al territorio di residenza del paziente, tutte le informazioni che sono destinate all’Acot di riferimento, affinché lo stesso paziente, dopo la dimissione dall’ospedale, venga preso in cura nel modo più adeguato. Una “staffetta” il cui ultimo step è rappresentato da un team composto da assistente sociale, infermiere, medico di comunità, medico di Medicina generale e fisioterapista. Sono loro che, insieme agli specialisti di riferimento e alla famiglia, proporranno quale è il setting territoriale più consono in base ai suoi bisogni socio-sanitari: verso il domicilio (con o senza assistenza), le Cure Intermedie (ospedale di comunità) oppure la Rsa.

L’Asl sta partecipando a un progetto promosso dalla Regione Toscana con fondi europei, per il quale abbiamo ricevuto 2 milioni di euro e che permette di assegnare al cittadino pacchetti di prestazioni a domicilio, per esempio il fisioterapista o l’assistenza alla persona, che vanno ad implementare l’assistenza domiciliare erogata con personale dell’azienda. In un anno, in tutta la Sud Est, ne sono stati erogati 2838.

Nella nostra provincia le segnalazioni sono state: Colline dell’Albegna 779; Colline metallifere 567; Amiata 304 e Grossetana 1224. —



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