La manifestazione
«Noi e il nostro rione Pace Diverso ma sempre uguale»
Il bar Progresso festeggia 35 anni con un grande party dedicato a tutti i clienti Il primogenito dei fondatori racconta l’evoluzione del quartiere dove è cresciuto
Era il 1980 quando Francesco e Maria, una coppia di sposi, decisero di seguire le orme dei genitori e dei cugini di lui: il che significava fare le valigie, lasciare Messina e trasferirsi in Maremma, a Grosseto. Così fecero. E quella scelta rivoluzionò la loro vita: Francesco, Francesco Galletta dovette reiventarsi, Maria, Maria Maressa rimboccarsi le maniche. Ma il gioco valeva la candela perché – rispetto alla Sicilia – la Toscana appariva come un ventre accogliente nel quale far crescere figli, nonostante Messina fosse a quei tempi definita Provincia babba (per presunta assenza di mafia). Da quel viaggio sono passati quasi quarant’anni. Francesco e Maria sono diventati nonni e la loro piccola creatura imprenditoriale – tirata su da zero nel grembo generoso di Grosseto – compie 35 anni. Parliamo del bar Progresso di via Inghilterra, uno di quei luoghi da cui passa tutta la storia – dalla nascita ad oggi – di uno dei quartieri più significanti (nel vero senso della parola) di Grosseto.
1984: la prima serranda
È il 1984 quando Francesco e Maria aprono il loro bar nel maxicomplesso commerciale e residenziale “167 Nord” – il Dna intorno al quale si è sviluppato poi tutto il quartiere – e che era appena sorto. «Qui non c’era nulla, a parte la Coop – racconta Sostine Galletta, 44 anni, il primogenito di Francesco e Maria – Il centro commerciale era stato inaugurato da poco tempo». Il bar di Francesco e Maria è la prima attività di vicinato del 167 Nord: una bella scommessa. Lo battezzano Progresso. Del resto sono gli Anni ’80, il decennio delle tv commerciali, della Milano da Bere, dei Vitelloni, dei Giovani Rampanti. Ma nella cheta Grosseto il nome Progresso si innesterà perfettamente – quasi come una profezia che si autoavvera – su quella trasformazione graduale ma senza scossoni che il quartiere ha avuto. E che racconta lo stesso Sostine, che con il fratello Maurizio, Maurizio Galletta, 40 anni, ha preso le redini dell’attività di famiglia dal 2006.
il rione, la mia vita
«Avevo cinque anni quando si venne su – racconta Sostine – E sono 39 che vivo qui». Apre il libro dei ricordi, va indietro alla sua fanciullezza. «La chiesa Santa Famiglia là (indica l’angolo) era una baracca di legno, cominciarono a costruirla tra l’83 e l’84. E ricordo che il parroco era don Enzo Capitani; poi nell’88 venne finita e venne papa Giovanni Paolo II a inaugurarla. Che emozione: disse messa, diede la comunione ai bambini, tra i quali c’era mio fratello che aveva 10 anni. Ricordo la chiesta stracolma, la gente per strada e affacciata ovunque». Guarda il suo quartiere Sostiene attraverso i vetri del suo bar: «In quegli anni qui c’era soltanto qualche palazzone. E per anni – aggiunge – è stato un quartiere “popolare”. Poi è diventato popolare e popoloso: sono cresciuti i palazzi ma il rione non si è mai snaturato, nemmeno sotto il profilo della sicurezza; non abbiamo mai avuto problemi e abbiamo subito tre furti ma 18 anni fa, quando non avevamo telecamere e allarme. Con l’arrivo delle famiglie dei militari del Savoia Cavalleria (dove ho fatto il militare, nel ’94, allora si chiamavano Lancieri di Firenze) poi, è arrivata nuova linfa». Nel quartiere Pace la famiglia Galletta ha sempre avuto – e ha – bottega e casa. E Sostine al bar ci sta da 31 anni. «Quando abbiamo aperto – riprende – io avevo 9 anni. A 13 ero già dietro il banco a dare una mano: avevo poca voglia di studiare; la stessa cosa, dopo qualche anno, ha fatto mio fratello: del resto, io lo dico sempre, non si può mica andare tutti all’Università? Io e Maurizio comunque ci siamo fatti le ossa e siamo diventati entrambi pasticceri». «Ne ho viste tante stando qui al bar – racconta – Cose belle. E cose brutte: quando ero un adolescente a Grosseto c’era un alto tasso di tossicodipendenti». Erano gli anni dell’eroina, del buco ai giardini, delle overdose per strada. «Qui ci sono stati giovani che si sono tolti la vita distrutti dalla droga: ora ce ne siamo dimenticati, ma allora erano cose che ti colpivano... Poi ci sono le persone che sono venute a fare colazione con le nostre paste per tanti anni e poi un giorno ci hanno lasciati. Ma la cosa bella è che qui abbiamo clienti che sono figli e nipoti di vecchi clienti». «Il quartiere Pace – dà l’idea Sostine – è per me è un percorso di vita, è la mia casa, la nostra casa».
la grande festa
Ecco perché Sostine con la moglie Hermine Mikayelyan e Maurizio con la moglie Jessica Laudati hanno deciso di organizzare una grande festa per spegnere con tutti gli amici e i clienti le 35 candeline del bar Progresso: l’appuntamento è per sabato dalle 18 alle 19 per un brindisi, un bel rinfresco e il taglio di una maxitorta, ovviamente fatta nella pasticceria Progresso. «Perché i clienti – scherza Sostine – bisogna tenerseli buoni». –
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