Il dolore
Sassi dal cavalcavia: «Fu tentato omicidio»
La parte civile punta alla riqualificazione del reato per i tre ragazzi a processo, il pm chiede una condanna a due anni
Quella sera i tre ragazzi volevano andare in un locale a Grosseto e solo per strada cambiarono programma, fermandosi sul cavalcavia a Fonteblanda per lanciare sassi alle auto di chi sull’Aurelia.
Lo dissero subito, quando furono fermati e arrestati dalla polizia stradale: era il 13 novembre 2015 quando Francesco Pera, Antonino Manmana e Alessio Paci decisero di allontanare la noia di una serata che aveva ormai preso una brutta piega in quel modo, lanciando sassi sulla statale all’altezza della zona dell’Osa, quella dei campeggi.
Ora, il processo si sta avviando a conclusione: il viceprocuratore onorario Pamela Di Guglielmo ha chiesto una condanna a due anni con la sospensione condizionale mentre l’avvocato di parte civile Michela Santini ha chiesto invece la riqualificazione del reato in quello di tentato omicidio. Secondo il legale, quei sassi lanciati sull’Aurelia avrebbero potuto uccidere gli automobilisti colpiti. Due le vetture che in questo secondo procedimento sono risultate danneggiate: una Citroen C3 e una Volkswagen Golf, entrambe fatte rallentare con una carriola messa in mezzo alla strada.
Pera, Manmana e Paci furono arrestati: avevano poco più di vent’anni e quella sera di novembre di quattro anni fa, decisero di fermarsi sul cavalcavia e dare sfogo alla loro noia e alla loro rabbia. «Un episodio isolato», hanno spiegato in aula i loro difensori, Francesca Carnicelli, che assiste Paci, Riccardo Lottini, che difende Pera e Stelio Pugi che segue Manmana. Quest’ultimo si era lasciato con la fidanzata e stava attraversando un periodo difficile. Ora ha un figlio piccolo e lavora nell’officina di un meccanico. Paci invece, stava cercando lavoro: con la sua famiglia, si era ritrovato a vivere in una casa cantoniera, in una situazione di estremo disagio. Ha trovato lavoro e non si è più messo nei guai.
Pera invece, che faceva il volontario alla Misericordia e che proprio lo stesso pomeriggio aveva prestato servizio con l’ambulanza, ora ha cambiato associazione e milita nella Croce Rossa ad Albinia. Da quell’episodio, anche lui, ha sempre rigato dritto e anche lui, come il suo amico Manmana, ha un figlio piccolo.
Ragazzi cresciuti in paese che hanno rischiato di rovinarsi definitivamente la vita per combattere la noia e la frustrazione di giorni che secondo loro non giravano nel verso giusto.
Ora, sulle richieste formulate dal viceprocuratore onorario Di Guglielmo e su quella dell’avvocato di parte civile, si pronuncerà tra pochi giorni il giudice Andrea Stramenga, che ha messo in calendario la sentenza ai primi giorni di ottobre. —
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