La manifestazione
I castagneti non stanno bene E non è solo colpa del cinipide
Produzione come nel 2018 su 3mila quintali ma ai tempi d’oro erano 20mila L’insetto antagonista funziona ma c’è il mal dell’inchiostro e il cancro della pianta
I castagni amiatini non stanno bene. Cinipide, assenza di impollinazione, probabili muffe. È una situazione che ha ridotto la produzione di castagne da 15 – 25mila quintali che erano nei tempi d’oro, ai 2mila-3mila quintali dell’anno scorso. E per questo 2019 non si vedono grandi miglioramenti: se il cinipide sembra essere stato fermato, in certe fasce castanicole c’è stata mancanza di impollinazione e poi ci sono malattie ben note in agguato.
Il quadro è poco entusiasmante, nonostante l’associazione Castagna Igp abbia fatto di tutto per sostenere la ripresa di quello che per gli amiatini e i maremmani fu, in tempi non troppo lontani, l’ “albero del pane”.
Lorenzo Fazzi, presidente dell’associazione, spiega che «ci sono aree completamente libere dal cinipide. E ve ne sono altre in cui l’insetto cinese, che accartoccia le foglie e impedisce la fruttificazione, è ancora presente, sebbene l’antagonista sia attivo nel 65% dei castagneti, come risulta da un monitoraggio consegnato all’ufficio fitosanitario regionale. Ma molte piante, anche se libere dal cinipide, sono indebolite, e soffrono di altre due malattie: il mal dell’inchiostro e il cancro del castagno».
Poi c’è tutta la partita delle muffe, che rendono la castagna non commerciabile e al momento sulle muffe si concentra l’intervento degli esperti. «Il problema muffe – spiega Fazzi – è nato dalla reazione della pianta al cinipide e la muffa Gnomoniopsis è quella che ha reso incommerciabili i frutti. Comunque con la scomparsa del cinipide si suppone se ne vada anche la muffa, per monitorare la quale già tre anni fa mettemmo in piedi un’azione con l’università di Viterbo. Sono state individuate quattro muffe, tre che ci sono state sempre da noi e sono innocue e la quarta lo Gnomoniopsis. Le azioni per contenerla – precisa – le mettemmo subito in atto e furono fatte le analisi dei terreni castanicoli. Ne individuammo le carenze e la tipologia di concimazione specifica. Il progetto, grazie a cui abbiamo trovato il finanziamento, è quello Forecast destinato all’innovazione. Per contrastare le muffe, abbiamo avviato la selezione e la sterilizzazione delle castagne, grazie a una sterilizzatrice che già opera. Sempre col progetto Forecast si sta studiando un prototipo già attivo in Spagna e Portogallo che, grazie a strumentazioni di ultima generazione individua le castagne problematiche e le scarta». «Interverremo – annuncia Fazzi – con endoterapia nei terreni dei castagneti colpiti anche dal mal dell’inchiostro e dal cancro sotto lo stretto controllo universitario».
Lorenzo Fazzi e l’associazione lavorano alla questione cinipide e alle altre problematiche del castagno dal 2006, anno in cui fu firmato un protocollo col ministero, condiviso e sostenuto dall’Unione dei comuni: «Secondo le azioni suggerite da quel protocollo – spiega Fazzi – quello che stiamo facendo e abbiamo fatto contro il cinipide è giusto e buono, come hanno riconfermato di recente l’esperto Alberto Alma relatore di un convegno a Castel del Piano e il patologo Andrea Vannini. Sappiamo – aggiunge Fazzi – che il Torimus (l’antagonista del cinipide) è diffuso per oltre il 65% dei castagneti. Inutile spendere altri soldi per acquistarlo. Ma se qualcuno ne avrà bisogno – conclude – qui ne abbiamo in allevamento in quantità sufficiente da lanciare gratuitamente».
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