Gioco
«Piccoli caporali estemporanei al nero E boom di migliaia di lavoratori in grigio»
Renzetti (Cgil) rilancia l’allarme sull’occupazione sommersa e border line, che si nutre della carenza di regole
Piccoli caporali estemporanei. Lavoro grigio che sta avendo un “boom”. È l’evoluzione del caporalato nell’analisi che ne fa la Cgil. In vista della presentazione dei nuovi modelli di contrattazioni inclusive “il sindacato si fa strada” che sarà presentato il 3 ottobre, il segretario della Camera del Lavoro Claudio Renzetti affronta il tema dell’evoluzione del caporalato.
«Nel marzo 2015 facemmo un’inchiesta sul campo – spiega – da cui emerse che nella nostra realtà alcune migliaia di braccianti agricoli lavoravano in nero, comunitari ed extracomunitari, con il caso eclatante di 300 persone ammassate in un capannone dell’area industriale di Grosseto. A distanza di quattro anni in agricoltura la situazione è evoluta, e oggi stimiamo che il nero totale sia circoscritto quasi esclusivamente a “piccoli caporali estemporanei” che pescano all’interno della propria comunità etnica, presso i centri di accoglienza e i luoghi di aggregazione. In compenso, abbiamo verificato l’esplosione del “lavoro grigio” e di situazioni border line, che approfittano della carenza di regole, delle difficoltà nei controlli, e della precarizzazione e deregolamentazione del nostro mercato del lavoro». Come Cgil - dice Renzetti - in questi ultimi anni «ci siamo resi “invisibili” a nostra volta iniziando un lavoro oscuro non immune da rischi, anche personali, fatto di un costante avvicinamento dei lavoratori, appostamenti, denunce, segnalazioni, collaborazione con organi di polizia investigativa e di controllo», attivando sportelli dedicati alla formazione sindacale e campagne di educazione». La Cgil spiega che «siamo stati facilitati dalla legge Martina per il contrasto al caporalato, dalla nuova normativa della Regione Toscana e dalla modifica alla regolamentazione dei voucher reintrodotta dal governo Gentiloni. È bastato rendere obbligatorio comunicare in via preventiva con sms l’attivazione dei voucher per verificare il crollo verticale del ricorso a questo strumento, che prima veniva usato a posteriori per coprire con una modica spesa il ricorso a molte ore retribuite in nero. Nonostante i progressi, però, in ancora troppi casi si è solo passati dal lavoro nero a quello grigio, sfruttando le pieghe di leggi sul mercato del lavoro troppo permissive. Con imprese individuali, società e agenzie imprenditoriali “regolari” che usano soprattutto i contratti a chiamata, retribuendo 2/3 al giorno, a fronte delle 8-14 effettivamente lavorate. Un meccanismo in cui è difficile entrare per trovare qualcuno che parli. Anche perché gli sfruttati sono totalmente dipendenti dagli sfruttatori per l’alloggio, il trasporto nei campi e così via. Non di rado - dice Renzetti - abbiamo segnalato sospette buste paga formalmente regolari, addirittura con più giornate scaricate rispetto a quelle lavorate, ma nessuna retribuzione reale (solo vitto alloggio e trasporto) perché “pagate” attraverso la disoccupazione agricola. O ci siamo imbattuti in cooperative con sede nei Paesi dell’est europeo che pagano chi lavora con contratti di quelle realtà».
A fronte di questa evoluzione patologica, la Cgil punta sul coinvolgimento di associazioni datoriali, sindacati e istituzioni, sulla creazione di luoghi pubblici finalizzati all’incrocio di domanda e offerta lavorativa in agricoltura. E chiede siano organizzati servizi trasparenti di trasporto per raggiungere i luoghi di lavoro (caporalato indotto dal bisogno). «Ma la scelta più efficace sarebbe quella di aver una legge per la tracciabilità obbligatoria delle retribuzioni (anche attraverso una carta posta pay ricaricabile), applicando gli indici di congruità in agricoltura che abbiamo chiesto alla Regione». Attualmente vengono fatti contratti per la raccolta a mano dell’uva «a meno di 300 euro ad ettaro, quando sappiamo che con i contratti di settore ce ne vorrebbero almeno 600. Una norma che facesse scattare l’accertamento automatico ogni volta che si registrano incongruità, in questo quadro, potrebbe davvero aiutare; poi l’introduzione del salario minimo europeo contrattuale e l’abrogazione della legge “Bossi – Fini”, una vergogna che mette le persone sotto ricatto. Coerentemente col nostro impegno – conclude Renzetti – anche nei prossimi giorni la Flai-Cgil ha programmato alle cinque di mattina il presidio dei luoghi di riunione dei braccianti agricoli, per prenderci contatto e verificarne le condizioni di lavoro. Un po’ in ogni zona della provincia si riscontrano situazioni inaccettabili. Chiediamo a sindaci e istituzioni di intervenire in modo drastico per restituire dignità alle persone». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
