Il Tirreno

Grosseto

in tribunale 

Perseguitata dal padre di un suo alunno

F.G.
Perseguitata dal padre di un suo alunno

Parla in aula la maestra, moglie dell’avvocato, entrambi vittime di stalking: «Costretta a lasciare la scuola dopo 30 anni di lavoro. Abbiamo vissuto un incubo»

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grosseto. « Ha messo in dubbio la mia integrità professionale: per trent’anni ho lavorato sodo per costruirmi quel bagaglio e lui, in pochi giorni, ha tentato di distruggere tutto»: si ferma e piange l’insegnante di una scuola primaria di primo grado perseguitata dal padre di un bambino che frequentava la sua classe. È in un’aula di tribunale, davanti al vice procuratore onorario Massimiliano Tozzi e al giudice Andrea Stramenga. Suo marito è avvocato e anche lui era finito nel mirino dell’uomo che non voleva che seguisse la sua ex moglie nella causa di separazione. Seduto in aula, si alza e va a prenderle una bottiglietta d’acqua. L’imputato, imprenditore di 36 anni accusato di violenza privata, stalking, diffamazione aggravata era in aula. Ha ascoltato il dramma della donna raccontato con le sue parole. Un dramma che le ha impedito di andare a scuola a insegnare ai suoi ragazzi dal gennaio del 2017 fino a giugno dello stesso anno. «Sono sempre stata una persona equilibrata - ha detto al giudice - Ma dopo questi fatti, ho perso lucidità e serenità. La vita mia e della mia famiglia si è trasformata in un incubo: non potevamo nemmeno fare le cose che volevamo. Mio marito pur di non lasciarmi sola a casa ha rinunciato a un week end in montagna, una sera che era andato a cena fuori con nostro figlio non se l’è sentita di entrare in un fast food». L’imprenditore si era presentato a scuola più volte per parlare con la maestra di suo figlio. «Durante uno dei primi colloqui mi chiese di dire a mio marito di smettere di seguire la causa di separazione - ha raccontato - dicendo che se non lo avessi fatto avrebbe portato via suo figlio da scuola». Durante un colloqui con l’ex compagna, la maestra seppe che l’uomo spesso portava con sé un coltello, che aveva scoppi d’ira. «Avevo paura - dice - da quale momento in avanti siamo stati perseguitati con telefonate ed email. Chiamava anche a casa nostra. Scriveva sulla chat di gruppo della scuola della figlia che io non ero una brava insegnante e che i genitori dei ragazzi non si sarebbero dovuti fidare di me. Tutto questo fango ha distrutto la mia vita e quella di mio marito». —F.G.

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