Il Tirreno

Grosseto

l’omicidio di gavorrano 

Udienza per Jarmouni a un mese dalla morte Meozzi resta in carcere

Francesca Gori

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gavorrano. Bouazza Jarmouni, il venticinquenne spacciatore ucciso nel bosco a Gavorrano, ieri mattina si sarebbe dovuto presentare in udienza per rispondere dell’accusa di spaccio. Il ragazzo, difeso dall’avvocato Riccardo Lottini, è morto l’11 agosto, in un agguato dove è rimasto ferito anche suo cugino, Rahaal Eljamouni, 19 anni.

Il giudice Marco Bilisari ieri mattina ha dichiarato il non doversi procedere nei confronti del giovane, la cui salma è stata riportata in Marocco, come richiesto dai suoi familiari. Era accusato di spaccio per venduto a una ragazza grossetana 0,2 grammi di cocaina al prezzo di 20 euro e perché, quando è stato fermato, aveva con sé nove involucri sigillati di cocaina per complessivi 4 grammi.

L’avvocato ha esibito il verbale redatto dai carabinieri del nucleo investigativo, che riportava anche lo stesso codice unico per l’identificazione che era stato assegnato al giovane nordafricano.

Bouazza è morto, suo cugino invece si è salvato la vita e Mirko Meozzi, il quarantacinquenne di Scarlino accusati di aver fatto fuoco e ammazzato il ragazzo nel tentativo di rapinarlo per procurarsi cocaina e hashish gratis, resta invece in carcere. Difeso dagli avvocati Francesca Fusco e Roberto Cerboni, l’uomo è rinchiuso nel carcere di Terni, dove è stato trasferito dopo aver ricevuto minacce di morte da alcuni detenuti connazionali del venticinquenne ucciso.

I suoi avvocati avevano presentato ricorso al tribunale del Riesame per tentare di ottenere gli arresti domiciliari ma il tribunale, che sono due giorni fa ha sciolto la riserva, ha stabilito che Meozzi restasse in carcere.

Le indagini erano partite dopo che Eljamouni era stato accompagnato in gravi condizioni al pronto soccorso da un’amica. Sia Eljamouni che un parente di lui avevano confermato che a sparare era stato un italiano da loro chiamato «quello alto», poi identificato come Mirko Meozzi. Scarcerata invece la donna ritenuta complice di Meozzi, Sonia Santi, 33 anni. Originaria di Suvereto, era con lui al momento dell’agguato nei boschi e ha portato con sé la pistola, una Beretta calibro 9, detenuta regolarmente, che ha ferito e ucciso i due giovani nordafricani. Meozzi e Santi erano andati vicino ai bacini di San Giovanni per acquistare droga. —Francesca Gori



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