Il Tirreno

Grosseto

in tribunale 

Morì nel cantiere del Maremà Condannato imprenditore edile

Francesca Gori
Morì nel cantiere del Maremà Condannato imprenditore edile

Abdil Sinani, 45 anni, fu travolto da un muletto durante i lavori all’Ipercoop Il suo collega aveva patteggiato, il proprietario della ditta dovrà risarcire i familiari

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Il titolare dell’impresa edile per la quale lavorava Abdil Sinani, 45 anni, l’operaio rimasto ucciso nel cantiere per la costruzione del Maremà, è stato condannato a due anni di reclusione con la pena sospesa, al pagamento di un’ammenda pari a 8170 euro e al risarcimento alle parti civili, la moglie, itre figli e la madre, anche lei scomparsa da poco, di 165mila euro ciascuno. Rauf Emini, 48anni, cittadino albanese abitante a Gavorrano, difeso dall’avvocato Riccardo Lottini, era stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. Ma aveva anche contravvenuto a una serie di prescrizioni in materia di sicurezza sul lavoro: la sua colpa era stata infatti quella di non aver fatto l’adeguata formazione sia a Siani che a Djabir Vejseli, l’operaio che ha travolto con il Merlo il collega, uccidendolo.

Il sostituto procuratore Maria Navarro ha chiesto una condanna a due anni, che è stata così sentenziata dal giudice Marco Bilisari. Ad assistere la moglie Arifka e i figli El Medin e Ismail, oltre alla madre Zura, deceduta pochi mesi fa, c’era l’avvocato Diego Innocenti, mentre l’altro figlio dell’operaio, Hisni era assistito dall’avvocato Saverio Agostini del foro di Arezzo.

Era l’11 marzo del 2015 quando nel cantiere del centro commerciale, nell’area del parcheggio, avvenne il terribile incidente. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Abdil Sinani stava preparando la malta cementizia per il fissaggio a terra dei cordoli di delimitazione della pavimentazione, mediante una betoniera a bicchiere; si trovava nella corsia carrabile e qui sarebbe stato colpito da una macchina operatrice, che lo aveva scagliato a terra e gli aveva schiacciato la testa contro il terreno con la ruota anteriore destra.

La macchina operatrice (una Merlo) era condotta da Djabir Vejseli che, difeso dall’avvocato Romano Lombardi, ha patteggiato 1 anno di pena per la cooperazione colposa nell’omicidio colposo.

Mentre stava raggiungendo l’area di stoccaggio del materiale (aveva il braccio telescopico sollevato e la benna a circa 1,5 metri dal suolo - il tutto gli ostruiva la visuale), senza rispettare le disposizioni del piano sicurezza, Vejseli non avrebbe visto Sinani e lo aveva colpito, causandone la morte.

Ad Emini sono contestate violazioni in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Non avrebbe sottoposto Sinani alla formazione generica e Vejseli a quella specifica per l’uso del Merlo; la macchina operatrice inoltre avrebbe avuto i segnalatori acustici non funzionanti; non ci sarebbe stata segnaletica sufficiente e nemmeno personale a terra adibito a dare segnalazioni al conducente. Altre violazioni contestate riguardavano la mancata formazione in prevenzione incendi e primo soccorso, l’omissione di misure tali perché il Merlo fosse utilizzato da personale con conoscenze di rischi specifici, il mancato inserimento del Merlo tra le attrezzature utilizzate, l’omissione delle misure contenute nel piano sicurezza sulla segnaletica. —

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