Sicurezza
Il candidato Giacomo Termine: «Scissione di potere»
Il sindaco di Monterotondo è in lizza per diventare segretario provinciale: «Serve unità, ma costruita su visioni di futuro e competenze»
GROSSETO. Giacomo Termine, sindaco di Monterotondo Marittimo, è il primo candidato alla segreteria provinciale. Ha già iniziato la raccolta firme in assemblea.
Come pensa di sostenere l’eventuale doppio impegno di amministratore in un Comune molto distante da Grosseto e guida del partito?
«Non sono il primo che si accolla quello che considero un onore, più che un onere. Svolgere la funzione di amministratore locale è un’esperienza che coinvolge e tocca nel profondo. Insegna a unire, anche a fare sintesi anche se si nasce “partigiani”. Io penso di poter portare molto di questa esperienza nella conduzione del partito, dove è necessario un esercizio di tessitura, la produzione di un progetto fatto di azioni e di idee. Non solo. Fare il sindaco mi ha dato modo di conoscere più a fondo la nostra Provincia e adesso sento che è necessario dare di più. Sento l’esigenza di portare un contributo maggiore per il territorio e per il partito».
Cosa pensa di Grosseto, del futuro della maremma?
«Penso che a volte la sensazione di marginalità che viviamo è sbagliata. Non abbiamo la forza di vedere le nostre straordinarie risorse. Io credo che siamo migliori degli altri, poiché raggiungiamo i risultati in condizioni più complesse. Se guardo agli amministratori locali e ai nostri militanti vedo una comunità volenterosa. Serve la politica delle relazioni e delle azioni, quella che unisce. Per troppo tempo abbiamo parlato di nomi e di correnti e non di progetti per le nostre comunità».
Perché ha deciso di candidarsi?
«Perché dopo anni di impegno sul territorio mi sento pronto a ricoprire questo ruolo. Perché in questa fase sento la fiducia dei nostri iscritti e la loro voglia di discutere di una nuova prospettiva per la nostra terra. Io desidero esserci da protagonista, per esercitare una funzione in grado di governare il futuro».
Capitolo scissione. subito una patata bollente per chi farà il segretario...
«Tutte le grandi trasformazioni, come questa che stiamo vivendo, provocano lacerazioni e scelte difficili. Purtroppo un grande protagonista del Pd, Matteo Renzi, oggi ha annunciato di voler cambiare strada. Mi dispiace, però con rispetto dico che mi sembra una scissione “di potere”, proprio perché è stata fatta nell’unico momento in cui nel Pd si profila una linea davvero unitaria; questa uscita non è dettata da elementi politici ma dalla tattica, visto il ritorno al proporzionale. In questa scelta io non mi ci riconosco. Il partito resta al di là delle scelte dei singoli e il Pd è e resterà la mia casa riformista».
Anche a livello locale non sarà facile riunire le correnti del Pd: come pensa di muoversi?
«Io non voglio cercare l’unità del Partito Democratico in ciò che è stato, in un correntismo già vecchio, in un’idea di alleanze che segua gli schemi del passato. L’unità deve essere costruita e coniugata con la capacità, la competenza, la sensibilità e soprattutto le idee. Servono infrastrutture materiali e immateriali. Serve internet presto e ovunque, serve una sanità presente sui territori, serve un sistema energetico evoluto. La nostra debolezza e i nostri errori hanno consentito una forte avanzata della destra estremista e populista. Governano male, governano gestendo il malumore dei cittadini a suon di annunci roboanti e di selfie su Facebook, ma mancano di strategia e di visione del nostro territorio».
Lei attacca spesso Vivarelli Colonna e la sua giunta. Pensa che il sindaco di Grosseto possa candidarsi governatore?
«Non lo so. A mio avviso la sua sarebbe una candidatura a perdere. Ma avete mai sentito parlare il sindaco di Grosseto? Lo avete mai sentito dare una prospettiva vera di sviluppo alla città capoluogo, alla Maremma? Io ho visto soltanto magnificare in pompa magna la gestione dell’ordinario, arrivando perfino a dirette Facebook da 10 minuti per la sistemazione di buche o per il taglio degli alberi. Torneremo a governare Grosseto». –
Gabriele Baldanzi
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