Il Tirreno

Grosseto

«A 54 anni sono ancora precaria E ogni volta ricomincio daccapo»

Elisabetta Giorgi

La testimonianza/2. Insegnante di inglese aspetta nuovo incarico  «Le ultime tre notti non ho dormito per l’ansia di venire qua...» 

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L’attesa

Sono le 11. In aula magna gli aspiranti supplenti sono seduti di fronte al maxischermo.

Sono qualche decina: aspettano di sapere se saranno chiamati e dove. C’è chi fa questa vita da 20 anni e chi da meno, ma «ogni volta – dice – si ricomincia daccapo».

Sta sulla porta ad aspettare – affacciandosi avanti e indietro per vedere cosa bolle in sala – Carla Mensini di Gavorrano, 54 anni docente di inglese. Precaria da sempre.

Come funziona stamani (ieri ndr)?

«Sono qui che aspetto: durerà tutta la mattina. Le chiamate sono a scaglioni, io sarò alle 11,30 circa. Oggi danno i risultati delle superiori, i prossimi giorni faranno le medie. Aspettiamo, siamo tutti in graduatoria in base ai titoli di servizio: attendiamo la chiamata in base al punteggio. Chi ovviamente ha più titoli ha più punteggio, e chi ha più punteggio viene chiamato prima e può scegliere in base alle disponibilità. Chi ha più punti ha più possibilità di scelta, insomma. Le disponibilità dipendono dalle classi di concorso. Nella mia, di inglese, ci sono diverse possibilità».

Quanti anni ha?

«Ne ho 54».

E da quanti anni fa supplenze?

«Da sempre. Nessun concorso nel mio caso: i concorsi sono sempre stati bloccati quando arrivavo io».

Una vita da precaria.

«Sì, ho fatte tantissime supplenze per 15 anni, proprio perché non c’erano nessun concorso e nessuna possibilità. Qua c’è un groviglio... Poi ogni governo ha sempre cambiato le sue regole: nel mondo della scuola si naviga sempre a vista. Magari un governo dice che il concorso non si fa, poi arriva un altro e dice che si fa. È sempre stato così».

Quanto è ancora complicata questa vita, oggi?

«Tantissimo: io sono 3 notti che non dormo, proprio per l’ansia di venire qui (al polo Universitario, ndr). Queste chiamate comportano anche sacrifici, il fatto di modificare completamente la propria vita in base agli incarichi che accetti. Uno lo mette nel conto, sì, ma ho famiglia, marito, due figli. Una vita da precaria. Non è facile».

Quanta passione?

«Passione ce n’è sempre stata tanta, anche se ora comincio un pochino a esaurirla. Si prova ogni volta l’ansia di ricominciare sempre daccapo, di mettersi sempre alla prova. C’è tanta fatica: soprattutto quella di riprendere ogni volta tutto dall’inizio e rimettersi sempre in gioco cpoems e fosse la prima volta, con la famiglia che ti sta dietro; perché un conto è avere un ambiente di lavoro definito e stabile, fisso, con relazioni che puoi coltivare e che stabilizzi, e un conto invece è ricominciare ogni anno da un’altra parte e riprendere ogni volta relazioni sempre diverse. È sempre tutto fluido, precario: la fatica è anche quella. Però si continua». —

Elisabetta Giorgi



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