Sicurezza
Sulle Mura di sera a contrattare droga
Salendo al Cinghialino gli spacciatori si avvicinano subito per vendere coca, sotto ai nuovi lampioni. «Vuoi roba?»
«Vuoi fumo...?» Sali sulle Mura di sera e gli spacciatori si avvicinano: provano a piazzarti prima l’hashish, poi la coca. Si muovono rapidi, nel circuito mediceo: «è roba buona», assicurano. Un grammo te lo fanno a 100 euro, poi scendono anche a 80. Contrattano. Vestiti di felpe e tute si muovono a piedi e in bici, sotto ai nuovi lampioni.
Un tempo era buio quassù: i pusher lavoravano sotto la luna e si facevano cenno con le sigarette accese. Ora che il Comune ha installato la nuova illuminazione a led - doveva servire come “deterrente” contro criminalità e spaccio - la contrattazione avviene sotto ai pali a led. Facciamo un test.
Saliamo dalla parte del Cinghialino, sono le 22 circa. Sulle panchine siedono decine di ragazzini con le birre in mano. Tirano parolacce e bestemmie. Camminano e ridono tra un’imprecazione e l’altra. C’è chi è portato la radio da casa e chi attacca musica dal cellulare. Qualcuno siede sui parapetti con le gambe penzoloni. Ai lati della piazza invece, più defilata c’è gente adulta.
È un salto generazionale: hanno sui 30 anni, stranieri. Figure liquide, più scure e torbide dei ragazzini, scrutano in giro con sguardo obliquo e aspettano. Attendono il momento giusto per fare il guizzo, abbordare il cliente potenziale o il tipo cui hanno dato appuntamento. Confabulano. C’è una luce gialla e strana, quassù. Lo “struscio” serale è respingente; non ci sono famiglie, nessun ciclista che faccia sano sport sulle Mura, ma gruppi di uomini che portano avanti i loro affari. Affacciati sull’orto botanico saranno 5 o 6. Un paio di questi ha la bici.
Il percorso più battuto da costoro è nel tragitto dal Cinghialino alla sala Eden. Pedalano in su e in giù. Arrivati in fondo, vi stanno qualche minuto e tornano indietro. Si ricongiungono al gruppetto, sempre in zona Cinghialino dove siamo noi che gironzoliamo senza far nulla di speciale se non, semplicemente, passeggiare con sguardo vago. Uno di loro si stacca dagli altri e s’avvicina. Ci guardava da un paio di minuti.
«Che cerchi?» A nulla vale il gesto di sgusciar via: lui viene dietro. Moro e non alto, si lancia: «...Vuoi fumo?». Ha uno sguardo misto tra l’incerto e lo sfrontato. E noi stiamo al gioco per vedere cosa succede. Qui comincia una contrattazione rapida e nervosa (ovviamente da parte nostra fasulla). La coca. «Quanto costa?»
Lui: grammo o bustina?
Noi: grammo.
Lui: «Un grammo 100 euro: è coca buona».
Noi: «No». Scuotiamo la testa per far capire che è troppo.
Lui: «Quanto dai?»
Spariamo 50. Da parte sua c’è un gesto di stizza, si ritrae. «No, impossibile: minimo 90», intendendo che il prezzo più basso è quello, sennò non se ne fa nulla. «Ok, e allora nulla. Tanto aspettiamo un’altra persona...». Tentiamo di divincolarci ma lui riaggancia e insiste sui 90, perché è quello l’ultimo prezzo, che «è già basso» (dice). Poi però si confonde e scende a 85 e 80. La contrattazione avviene come una cosa naturale, davanti ai ragazzini che passano con le birre. E davanti al busto di Mazzini che osserva austero.
Fine dei giochi. «Noi andiamo. In caso ti troviamo qui?». Annuisce lui: sì, io sono sempre qui. Le sue ultime parole? Tendendo la mano dice di venire dalla Tunisia.
Tira fuori un nome inventato inglese, poi si riunisce ai suoi amici sotto al lampione. In attesa di spacciare ad altri grossetani. —
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