Il dolore
Vertenze triplicate e crisi La Cgil torna per strada
Il 3 ottobre verranno presentati i progetti del sindacato per i più bisognosi Lotta al caporalato, alla precarietà e a tutte le forme di sfruttamento
grosseto. Il 3 ottobre la Cgil di Grosseto presenterà i progetti operativi che daranno gambe alla strategia denominata “Il lavoro si fa strada – nuovi modelli di contrattazione inclusiva ancora più vicini alle persone povere e precarie”. «Da oggi a quella data – spiega il segretario della Camera del lavoro, Claudio Renzetti – in una sorta di “viaggio nella precarietà” interverrò su alcune questioni che riteniamo strategiche per il nostro territorio: il quadro generale dell’impoverimento del lavoro; il caporalato; l’utilizzo distorto di strumenti contrattuali come tirocini e apprendistato».
Per entrare nel merito della prima questione, Renzetti parte dai numeri. «Dieci anni fa la Cgil faceva circa 500 vertenze all’anno. Più della metà avvenivano in costanza del rapporto di lavoro e riguardavano controversie contrattuali: mancata concessione delle ferie, mancato pagamento degli straordinari, e così via. Nel 2018 siamo arrivati a più di mille vertenze, oltre il 95% delle quali avvenute dopo la cessazione del rapporto di lavoro. Il segnale inequivocabile che oggi per bisogno si accetta di tutto e che solo la disperazione per un licenziamento considerato ingiusto induce una parte di persone a provare a far valere i propri diritti».
Una parte, perché molti vengono, si informano, ci pensano e poi decidono di non fare nulla temendo che nei loro confronti si alzi un muro nell’accesso a nuovi impieghi. «“Magari scoprono che ho fatto causa al datore di lavoro, e non mi prende più nessuno”, ci dicono - spiega - Questo fenomeno, inoltre, va di pari passo con l’impennata del lavoro nero e soprattutto grigio. Quanti sono gli stagionali che hanno contratti più bassi e un fuori busta parzialmente compensativo? Purtroppo sono tanti e in troppi fanno finta di non saperlo. Dieci anni fa venivano denunciati in maniera massiccia i pagamenti in nero. Oggi, invece, si denuncia quasi sempre il nero promesso e non erogato».
Più della metà degli stranieri che vanno alla Cgil a segnalare lo sfruttamento, di fronte alla necessità di sporgere denuncia all’ispettorato del lavoro si tirano indietro.
«Questo è il quadro di un mercato del lavoro che per una bella fetta in provincia di Grosseto è tornato ad essere quello degli anni 50. Precario e senza alcun tipo di garanzia - dice Renzetti - Noi come Cgil proviamo a combattere questi sfruttamenti diffusi con tutte le nostre forze: a ottobre affiancheremo a quelli di Grosseto e Follonica un ufficio vertenze anche ad Orbetello, ed entro il 2020 ad Arcidosso. Incontriamo e proviamo ad educare ai diritti centinaia di studenti delle superiori. Andiamo dentro i Centri di accoglienza, incontriamo le comunità e dovunque si possono aprire gli spazi per gettare il seme della legalità e di cosa sia giusto pretendere».
Contemporaneamente, la Cgil sta battendo tutta la costa per consegnare materiale informativo a bagnini e ragazzi degli stabilimenti balneari. «Andiamo dove partono i “pulmini” per le campagne e scontrandoci con gli autisti facciamo il possibile per parlare con le persone che ci salgono sopra - spiega - Andiamo dentro i centri commerciali oppure ci piazziamo ai margini con gazebo e banchetti. Andiamo nei cantieri e parliamo con le persone. E ci stiamo impegnando a rappresentare e tutelare anche le piccole partite Iva. Con decine di altri progetti che presenteremo il 3 ottobre. Abbiamo deciso di tornare a essere un “sindacato di strada” perché ci rendiamo conto che per ricostruire l’unità del mondo del lavoro, dobbiamo andare a cercare le persone nei luoghi di lavoro». Il problema secondo il segretario provinciale è culturale.«In questi anni le persone si sono chiuse in se stesse, facendo prevalere la dimensione dell’Io su quella collettiva - aggiunge - E c’è chi pensa che la lotta debba sempre farla qualcun altro, non rendendosi conto che così ha già perso. Servono norme, diritti, controlli, ma il primo cambiamento deve avvenire nelle nostre teste». —
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