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Pasticcio Peep Pizzetti Tra febbraio e maggio le udienze in tribunale

Pasticcio Peep Pizzetti Tra febbraio e maggio le udienze in tribunale

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GROSSETO. Se sul fronte Tari il Comune di Grosseto sta lavorando al recupero di 2,8 milioni di euro, ben più alta è la cifra che manca all’appello per un’altra partita, quella del maxiconguaglio per l’acquisto dei terreni su cui anni fa è stato costruito il Peep Pizzetti a Grosseto: 7 milioni di euro.

E quella partita – passata adesso al tribunale civile di Grosseto – si giocherà la prossima primavera.

La giudice Frosini ha infatti fissato tra febbraio e maggio 2020 le udienze relative alle cause intentate dai proprietari di appartamenti al Peep Pizzetti contro il Comune di Grosseto.

Sono circa centoventi le famiglie che si sono rivolte al giudice, seguite da avvocati diversi e promosse alla spicciolata.

L’ingarbugliatissima vicenda è nata sotto l’amministrazione Bonifazi e ha coinvolto circa trecento famiglie che si sono ritrovate a pagare anche 20mila euro in più a testa per l’acquisto del loro appartamento a causa di un conguaglio inaspettato, sancito da una sentenza di tribunale.

Il calcolo iniziale per l’esproprio del terreno, infatti, fu poi raddoppiato in seguito all’entrata in vigore della norma che parifica il prezzo dell’esproprio a quello di mercato.

Il diritto degli proprietari del terreno ad avere la differenza tra quanto ottenuto come prezzo per l’esproprio e quanto fu sancito – e ricalcolato – in seguito a una sentenza.

In pochi hanno pagato. Molti si sono battuti rivolgendosi al Tar. Che però ha dato ragione al Comune. E così l’anno scorso l’ente è passato alle maniere forti e ha inviato le cartelle esattoriali. Per tutta risposta una buona metà dei proprietari ha impugnato le cartelle e ha intentato causa.

A maggio è scoppiato il caso dei pignoramenti non dovuti. Per un intoppo amministrativo, alcuni proprietari che avevano fatto ricorso si sono visti ugualmente pignorare stipendi o automobili (pignoramento presso terzi) perché l’esecuzione (il pignoramento vero e proprio) da parte dell’Agenzia delle Entrate si era ormai già messa in moto poiché il Comune non aveva comunicato all’erario di bloccare il procedimento. —

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