Il Tirreno

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Pestata dalla baby gang di ragazzine «Hai baciato il mio uomo, ora la paghi»

Pierluigi Sposato
Pestata dalla baby gang di ragazzine «Hai baciato il mio uomo, ora la paghi»

Una 15enne ha denunciato sei giovanissime. Un’ora di botte, sputi e insulti sulle Mura. Ha 12 giorni di guarigione  

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Lei ha 15 anni. E adesso ha paura, oltre a portare sulla pelle e dentro di sé l’incubo di quel pomeriggio. Ha paura dopo che, come ha raccontato lei stessa prima ai carabinieri e poi in una querela alla Procura, è stata presa a pugni e calci in quello che ha avuto tutte le caratteristiche dell’agguato, ben organizzato. Un pestaggio durato un’ora, sulle Mura all’altezza del bastione della Cavallerizza, con due suoi amici che erano stati tenuti a distanza («voi non vi immischiate») e con una sorta di rete di protezione che ha tenuto nascosto ciò che stava accadendo. Come se una baby gang si fosse messa in azione: baby, perché tutti o quasi i protagonisti - meglio: le protagoniste - sarebbero minorenni.

Una storiaccia, secondo quanto riferito, che potrebbe aver avuto un’origine tanto banale quanto ingiustificabile di un esito del genere: un ragazzo conteso, forse addirittura un bacio, una manifestazione di gelosia risolta da chi pensa di aver subìto il torto non a parole ma con i fatti. E con un referto medico del pronto soccorso per le ecchimosi e le lesioni riportate: 12 giorni per contusioni, con la prescrizione di portare il collare. La ragazzina ha indicato i nomi e i cognomi delle persone che l’hanno aggredita e adesso attende che investigatori e inquirenti facciano luce sulle responsabilità.

L’episodio è avvenuto qualche giorno fa, poco prima delle alle 16.30. La ragazzina ha raccontato di aver ricevuto una telefonata con la richiesta di incontro: delle persone volevano parlare con lei a proposito di un ragazzo. Lei è uscita, si è fatta accompagnare da due amici, ha raggiunto piazza del Sale. Qui è spuntata fuori un’altra ragazzina: «è stata lei ad accusarmi di aver baciato il suo ragazzo», ha raccontato ai carabinieri. Prima le offese, poi le violenze. In sei contro una. La 15enne ha raccontato di essere stata presa per i capelli e di essere stata trascinata su per le scale che conducono al bastione della Cavallerizza. Offese, botte, derisioni. Un’altra ragazza - e anche di lei ha fatto il nome - le avrebbe tolto la borsa per evitare l’utilizzo del cellulare o comunque il ricorso a qualsiasi tipo di aiuto. Poi in quattro, tra cui quella che l’aveva accusata di aver baciato il suo ragazzo, l’avrebbero picchiata: quattro ragazze, tutte conosciute dalla 15enne; ce n’erano altre due - anche di queste ha fatto i nomi - che però avrebbero soltanto assistito. Inutili i tentativi di far cessare l’aggressione messi in atto dalla ragazza che aveva telefonato alle 16.30. I due maschi che avevano accompagnato la 15enne in piazza sono stati messi in condizione di non poter intervenire. «E guai se racconti a qualcuno questa storia - la minaccia attribuita alla ragazza che le aveva tolto la borsa - Ti sgozziamo». Il tutto sarebbe stato organizzato affinché nessuno vedesse, nessuno si accorgesse o comunque nessuno fosse in grado di mettere fine all’aggressione.

Ai calci e agli schiaffi in varie parti del corpo si sarebbero aggiunti anche gli sputi. «Mi hanno picchiato per un’ora». Poi la ragazzina era riuscita a sfuggire all’aggressione ed era corsa a casa. Qui aveva trovato la mamma, le aveva raccontato quanto le era accaduto. Subito dopo la corsa all’ospedale Misericordia, dove i sanitari le avevano riscontrato, tra i vari traumi, anche la distorsione di un dito. Poi, l’indomani, mamma e figlia si erano presentate dai carabinieri. Avevano fatto mettere nero su bianco tutto il racconto; la ragazzina aveva indicato i nomi, talvolta anche l’età, in molti casi anche i numeri di telefono delle giovanissime riconosciute da lei come responsabili dell’aggressione. Perché già le conosceva.

Nella querela, la ragazzina ha adesso aggiunto anche altro. Come la telefonata da lei ricevuta due giorni dopo (ma aveva finto di essere un’altra persona) da una delle adolescenti che l’aveva colpita: «Deve stare attenta uscire di casa perché ho trovato altra gente che la vuole picchiare. So anche dove sta di casa». —

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di Redazione web