Il dolore
Malerba e lo spazio «La sfida è vinta grazie a Grossi»
gavorrano. Francesco Malerba, il primo astronauta italiano, sabato scorso ha fatto tappa a Giuncarico per ricordare lo scienziato Mario Grossi nel ventennale della sua scomparsa.
L’evento è stato organizzato da Andrea Luschi, parente di Grossi e promotore dell’iniziativa insieme al Comune di Gavorrano. L’incontro si è tenuto nella chiesa di Sant’Egidio dove Malerba, per un’ora e mezza, ha messo in scena il suo spettacolo “Viaggio nello spazio”, accompagnato dall’orchestra di Alessandria. Malerba ha quindi raccontato dei viaggi nello spazio e ha mostrato esclusivi filmati Nasa della sua missione, il cui spettacolare scenario tecnologico era dovuto proprio a Mario Grossi.
«In questa missione non eravamo passeggeri a bordo della navetta americana – ha detto Malerba – eravamo orgogliosamente portatori di una nuova idea, di una nuova sfida dell’ingegneria dello spazio. Il pioniere storico dei cavi nello spazio è Mario Grossi che nel 1973 formulò la teoria di un gancio nel cielo, uno Skyhook, da appendere nello spazio per farne una lunghissima antenna per trasmettere a bassissime frequenze. Mario Grossi era una persona gentile e generosa, una mente vivacissima, un direttore scientifico sempre riguardoso e straordinariamente collaborativo».
«Quando ci siamo conosciuti – ha continuato Malerba – Mario Grossi era direttore di un gruppo di ricercatori del Gruppo Progetti Speciale allo Smithsonian Astrophysical Observatory dell’Università di Harvard da ormai più di 30 anni. il suo italiano rivelava accenti fiorentini e ricordava la sua origine toscana. Mario Grossi è l’eroe mai cantato della nostra missione. Forse per il suo carattere schivo, o forse per il fatto di essersi trapiantato senza ritorno in America da molto tempo, non ha avuto nella sua patria di origine la visibilità che, io credo, avrebbe meritato. O forse, semplicemente, non l’ha cercata». — G.S.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
