Finanza
«No al risarcimento per Elismo Pesucci»
La Corte di appello ha respinto la richiesta di riparazione avanzata dall’ex sindaco assolto dopo i tre mesi di carcere
«Sconcertato? Sì, può scrivere che sono sconcertato. Io come i miei legali. Ma come? Sono stato assolto in Tribunale cinque volte, ogni volta l’accusa ha chiesto la mia assoluzione, io ho sempre risposto a tutte le domande, non mi sono mai sottratto, e lo Stato non mi riconosce come fondata la richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione?».
A parlare è Elismo Pesucci. La Corte di appello di Firenze ha respinto la richiesta di 500mila euro, avanzata dall’ex sindaco di Campagnatico per tutte le vicende connesse ai fatti dell’inchiesta “Amici Miei”. Prima il carcere (tre mesi), poi i domiciliari (un’ottantina di giorni): Pesucci ha chiesto di essere ristorato a causa delle conseguenze patite, da lui stesso e dai suoi familiari. Ma la Camera di consiglio penale ha detto no: «I giudici di Firenze hanno respinto in toto la richiesta – racconta Pesucci – Non hanno ritenuto nemmeno di fare una concessione parziale».
Le accuse per le quali Pesucci era finito sotto processo riguardavano la corruzione in materia di appalti per i lavori pubblici nel centro collinare: per questo fascicolo l’ex sindaco e vicesindaco era stato assolto nel novembre 2017 «per non aver commesso il fatto». L’altro procedimento, sempre per corruzione, riguardava presunti abusi edilizi: in questo caso la formula era stata «perché il fatto non sussiste» per la corruzione e «per non aver commesso il fatto» per i reati edilizi.
I giudici della Corte di appello imputano a Pesucci l’aver tenuto un comportamento fatto di ambiguità, leggerezze, omissioni e altro, tali da rendere pienamente giustificabile la colpa grave che aveva portato all’adozione delle misure a suo tempo applicate. Ambiguità che secondo la Corte di appello non sono state sciolte nemmeno nella sentenza di assoluzione, emessa con formula dubitativa. Se fatti illeciti sono emersi, Pesucci non avrebbe fatto nulla per impedirli. Come se fosse in qualche modo consapevole, se non partecipe, argomentano i giudici. E inoltre a Pesucci viene anche imputato il comportamento tenuto anche dopo che i mandati elettorali si erano conclusi. Infine, all’ex sindaco viene contestata la vicenda dell’affidamento dei lavori nella propria abitazione, con passaggi temporali e di pagamento che avrebbero quantomeno le caratteristiche dell’anomalia. Imprudenze e comportamenti definiti colposi che non depongono a favore di Pesucci. Il quale avrebbe creato una “apparenza” della sua partecipazione ai fatti criminosi contestati, a titolo di colpa grave. Pesucci, insomma, non sarebbe del tutto esente e per questo non gli viene riconosciuto il risarcimento.
E adesso? «Adesso andiamo in Cassazione, ho ancora qualche giorno per presentare l’impugnazione. Spero che a Roma venga fatta una valutazione più serena, sulla base delle carte».
Dicono i difensori Paolo Bastianini e Patrizia Fabiani: «La motivazione non convince. È difficile affermare che non ci sia stato spazi per chiarire le cose quando l’esame dell’imputato, interrogato in aula dal pm, una volta trascritto aveva occupato quasi un centinaio di pagine. La Corte di cassazione ponga adesso rimedio a un diniego che appare ingiusto e immotivato, a prescindere dalla quantificazione». —
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