Il Tirreno

Grosseto

A Castel del Piano è il gran giorno Poggio e Storte le contrade favorite

Fiora Bonelli
A Castel del Piano è il gran giorno Poggio e Storte le contrade favorite

Alle 18 il via alla gara nella tonda di piazza Garibaldi Chi vince? Lo decidono tattica, muscoli e strategie

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Ci siamo. A Castel del Piano, dopo due giorni di batterie, di corse, di sorteggi e di prove, il gran giorno è arrivato. Il cavallo, oggetto del desiderio di ogni contradaiolo, è stato accudito nelle stalle delle contrade e tutto è pronto per la sfida finale. Sulla terra della Tonda di piazza Garibaldi oggi si contenderanno il palio, dipinto da Marco Antonucci, quattro cavalli scelti dai capitani di Poggio, Stefano Bernardini, Borgo, Sabrina Rosati, Storte, Simone Mastacchini, e Monumento, Lorenzo Bassetti, che dopo la tratta, hanno voluto comporre una rosa di berberi, poi assegnati in sorte alle contrade, abbastanza equilibrata. I cavalli scelti non spiccano per doti straordinarie, ma sono tutti sufficientemente adatti a competere su una piazza non facile e non scontata.

Al Borgo è toccato Tout Beau, un cavallo poco pronto alla mossa, come è emerso alle prove, ma che pare avere un buon rapporto con Carlo Sanna detto Brigante, fantino di grande esperienza, che nel palio senese dell’Assunta 2017 portò il cencio nella sede dell’Onda e che nel 2018 vinse il Palio di Castel del Piano per il Borgo. Un fantino big nel mondo paliesco, come Antonio Siri detto Amsicora, di casa nella contrada Storte e che corre anche quest’anno coi colori dei bianconeri per i quali ha vinto il palio 2017. Amsicora, che ha un rapporto consolidato e di fiducia con Storte, monterà Solero, un ottimo cavallo col quale, comunque, pare abbia ancora bisogno di affiatarsi completamente. Un binomio tuttavia fra i favoriti.

Al Poggio è toccato Quanto Vali, un cavallo che conosce bene la piazza e che è stato vittorioso per il Borgo nel 2018, e sarà montato dal vero principe del tufo, Giuseppe Zedde, detto Gingillo, che al Poggio ha già portato tre pali nel 2016, 2015 e 2006. Un fior fiore di fantino, vittorioso sia a Siena che in altre piazze che contano e che è scattato primo alla mossa delle prove. Così, per lo meno sulla carta, questa accoppiata Gingillo – Quanto Vali parrebbe risultare superfavorita.

E infine Monumento che affida la sua voglia di vittoria a Ugar, un cavallino esordiente assai pronto al canape, per lo meno alla prima prova di ieri. Sarà interpretato, se le cose non cambieranno di nuovo entro le 12 di oggi, ora della scadenza della segnatura, da Bastiano Sini, che ha montato Ugar alle batterie e che conosce bene il cavallo. Una monta scelta ieri pomeriggio, quando pareva già certo che Monumento montasse Walter Puscheddu detto Bighino, fantino che ha effettuato la prima prova e ha corso tante volte a Castel del Piano pur senza mai vincere. Con la scelta di Sini, desideroso di affermarsi, il Monumento vuol mettere il cappello sul palio. Ma non ci sono solo cavalli e fantini. Nei conti dei quattro giri di piazza Garibaldi pesano gli accordi fra contrade presi d’inverno, i “piaceri” ricevuti in passato e che devono essere restituiti. In questa giostra di ingredienti parrebbero partire con vantaggio Poggio e Storte contro un Monumento, la nonna, assetato di vittoria e un Borgo che vista la determinazione dell’avversaria storica rossoblù, certo non starà a guardare.

Il programma. Alle 11 Filarmonica Rossini, corteo storico e sbandierata, poi la benedizione dei cavalli. Alle 16,30 si replica il corteo attorno alla Tonda e alle 18 si corre il palio. Alle 19 estrazione della tombola, alle 22 fuochi d’artificio.

La protesta. E anche quest’anno non mancano le proteste di chi è contrario a far correre i cavalli. In redazione è giunta un’email di protesta da Tortona a firma di Paola Re a cui si associa Mauro Sanna. Ma il sindaco Michele Bartalini replica: «La prima preoccupazione dell’amministrazione è la tutela dell’animale, come dimostra l’istituzione di un pull di tre veterinari che fanno radiografie e prelievi ripetuti molte volte in tre giorni di corse. Le contrade, poi, trattano i cavalli come figli. Davvero queste proteste non stanno né in cielo né in terra». —

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