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Omicidio nella macchia, la giovane lascia il carcere

Alfredo Faetti
Omicidio nella macchia, la giovane lascia il carcere

Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta dalla sua legale È accusata di aver ucciso il giovane marocchino in concorso con Mirko Meozzi

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Ha lasciato la sua cella a Sollicciano ieri mattina Sonia Santi, la giovane donna di 33 anni di Suvereto accusata di aver preso parte alla sparatoria che c’è stata nella notte tra l’11 e il 12 agosto nei boschi di Gavorrano. E che è costata la vita a Bouazza Jarmouni, 25 anni di nazionalità marocchina; nello stesso frangente il suo connazionale Rahaal Eljamouni, 19 anni, è rimasto invece gravemente ferito.

Il giudice delle indagini preliminari Sergio Compagnucci ha accolto l’istanza di scarcerazione presentata dall’avvocato difensore di Santi, Loredana Giuggioli, in cui il legale sosteneva che non sussistevano gli elementi per trattenere la sua assistita in carcere; in subordine, il legale aveva chiesto di cambiare la misura nei domiciliari. Il giudice ha accolto in pieno la sua istanza, lasciando libera la giovane su cui pende ancora l’accusa di concorso anomalo nell’omicidio e del tentato omicidio dei due spacciatori.

C’è la droga, del resto, al centro di questa vicenda, venduta in un bivacco allestito nei boschi vicino la frazione di Filare. Cocaina, per la precisione: era quella che andavano cercando, stando a quanto ricostruito Santi e Mirko Meozzi, 45enne di Scarlino, ritenuto dall’accusa l’autore materiale dell’omicidio e del tentato omicidio.

Secondo dunque le accuse, i due quella notte sarebbero arrivati nella macchia con l’idea di rapinare i due marocchini, tanto dei soldi quanto della droga, ma qualcosa non sarebbe andato come previsto.

Dopo l’arresto, avvenuto pochi giorno dopo i fatti, si sono scambiati reciprocamente la stessa accusa a distanza: Meozzi durante l’interrogatorio ha detto che è stata la giovane a sparare, sdraiandosi a terra e prendendo la mira; Santi invece ha detto che è stato Meozzi a ideare la rapina e a sparare: si tratta di una versione che la donna continua a ribadire, sebbene la pistola con cui gli investigatori sono convinti sia stato commesso l’omicidio appartenga proprio a lei, cacciatrice e appassionata di armi. L’arma, regolarmente denunciata, è stata sequestrata dai carabinieri nella sua casa suveretana, quando sono andati ad arrestarla. Santi –nella sua ricostruzione – sostiene che quella notte ha solamente accompagnato Meozzi nel bosco: tutto quello che è accaduto dopo lo avrebbe fatto lui.

L’uomo intanto è ancora nel carcere di Terni, dove è stato trasferito dopo esser stato minacciato da altri detenuti di origine marocchine in quello di Grosseto. Lunedì è in agenda l’udienza di riesame.

La giovane, invece, è già potuta tornare a casa, in quanto secondo il giudice non sussistono rischi di pericolo di fuga o di inquinamento delle prove. «Al momento – dice la sua legale Giuggioli – siamo soddisfatti e in attesa di vedere come si svilupperà la vicenda». –

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