Rincaro del 22% per prendere la patente dopo la sentenza Ue: autoscuole in rivolta
La Corte di Giustizia europea impone l’Iva su corsi e guide, finora esentati, e l’effetto è retroattivo al 1° gennaio 2014
GROSSETO. Neodiciottenni, pedoni “pentiti”, viaggiatori d’autobus convertiti alle quattro ruote, attenzione: dal 2 settembre prendere la patente costa di più. Il 22 per cento in più, per l’esattezza. E il rincaro vale anche per i cinque anni precedenti dal 1° gennaio 2014. Cos’è successo? È scattato per le scuole guida l’obbligo di applicare l’Iva. Non è l’effetto (retroattivo) del nuovo governo e nemmeno un’anticipazione della finanziaria lasciata dal vecchio esecutivo.
Sentenza della corte Ue. È invece una sentenza della Corte di Giustizia europea. Nella causa C-449/17 la Corte lussemburghese ha sentenziato che anche l’Italia deve prevedere che alle lezioni di guida teoriche e pratiche impartite dalle autoscuole sia applicata l’Iva. Nel Belpaese l’esenzione per i servizi delle autoscuole risale al 1972 e al decreto del Presidente della Repubblica 633. È stata poi ribadita dall’Agenzia delle Entrale con la risoluzione 134 del 2005 e con la circolare 22 del 2008. La sentenza della Corte Ue che cancella questa prassi è stata pronunciata il 14 marzo a seguito della richiesta di intervento dell’amministrazione finanziaria tedesca che aveva chiesto delucidazioni su come interpretare l’articolo 132 della direttiva 112 CE del 28 novembre 2006. Questa direttiva stabilisce che sono esenti da Iva le «operazioni relative all’educazione dell’infanzia e della gioventù, all’insegnamento scolastico e universitario» e «alla formazione e alla riqualificazione professionale, comprese le lezioni private impartite da insegnanti». Ebbene, a parere della Corte l’esenzione non si applica alle lezioni di scuola guida, in quanto questa categoria di insegnamento non rientrerebbe, per i giudici, in quelle di ambito scolastico e/o universitario. E c’è di più.
Effetto retroattivo. La sentenza ha effetto retroattivo dal 1° gennaio 2014, cioè vale per tutti gli esercizi fiscali ancora accertabili (cinque anni). Le scuole guida devono insomma regolarizzare le operazioni fatturate in esenzione – cioè tutte le prestazioni rese dalle autoscuole e dai loro consorzi – emettendo apposite note di variazione, e devono presentare per ogni anno le dichiarazioni integrative. Questo, nella pratica, significa ricontattare tutti i clienti dal 2014 ad oggi – tutti, uno per uno – per i quali si sono svolte prestazioni in esenzione di imposta, e farsi pagare da ciascuno l’Iva non addebitata (in quanto, in quel momento, questa era la prassi consentita dalle risoluzioni e dalle circolari in vigore).
L’agenzia delle entrate. Alla luce della sentenza di marzo varie autoscuole hanno interpellato l’Agenzia delle Entrate per avere lumi. E l’Agenzia, con risoluzione 79 del 2 settembre, appunto, non ha potuto far altro che confermare: l’Iva va applicata.
Una “bomba”. Dire che sta per esplodere una bomba è usare un eufemismo. Caricare sui prezzi di lezioni e guide il 22 per cento in più significa aumentare quasi di un quarto i costi sostenuti da chi vuole prendere la patente. Per dare un’idea: il corso teorico può costare da 200 a 400 euro, mentre le guide variano da 35 a 40 euro all’ora ed è obbligatorio seguirne almeno sei. Con l’Iva i prezzi passano a 244/488 euro per il corso e a 42,70/48,80 per ogni guida.
D’altro canto per le autoscuole andare a ricontattare tutti i clienti da cinque anni a questa parte per farsi pagare l’imposta sembra una fatica di Sisifo, abnorme per quanto – all’apparenza – vana. Come vai a convincere ogni singolo allievo a farti pagare, ad anni di distanza, il 22 per cento di Iva? Ognuno potrebbe asserire che, se avesse saputo che il prezzo finale era tanto più alto, avrebbe rinunciato al servizio. Insomma, il rischio è che l’Iva pregressa diventi a carico dell’autoscuola stessa, invece che del consumatore finale.
Autoscuole in campo. Sul piede di guerra le autoscuole, che si trovano a un bivio: accollarsi i costi aggiuntivi o aumentare i prezzi agli utenti. «È un ulteriore balzello e le autoscuole si batteranno per cercare una soluzione per evitarlo – dice Corrado Festelli, segretario regionale toscano del Confarca (Confederazione autoscuole riunite e consulenti automobilistici) e titolare, a Grosseto, dell’autoscuola Special. «Ci stiamo muovendo a livello nazionale, siamo sul piede di guerra». Insieme all’altra associazione di categoria, l’Unasca (Unione nazionale autoscuole e studi di consulenza automobilistici), il Confarca sta organizzando un incontro a Roma con politici, giornalisti ed esperti tributari. Il passo successivo sarà un incontro con i rappresentanti istituzionali e il nuovo ministro delle finanze per chiedere di cancellare la retroattività e ottenere una riduzione dell’aliquota, continuando a perorare la causa dell’esenzione. —
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