Sicurezza
Uno studio sul fiore “tarassaco” svela i segreti del volo
Simone Camarri, professore all’ateneo di Pisa, ha elaborato con un team di studiosi nuovi modelli matematici a partire dalla natura
GROSSETO. Il tarassaco è un fiore spontaneo dalle tante qualità officinali che si trova comunemente nei prati. È conosciuto anche come dente di leone e soffione, termine che allude al modo peculiare in cui i suoi semi si disperdono grazie al vento. Ed è proprio la modalità di volo del seme del tarassaco al centro di uno studio a cui ha partecipato l’Università di Pisa con il grossetano Simone Camarri, docente del dipartimento di Ingegneria civile e industriale dove si occupa in particolare di fluidodinamica.
Lo studio a cui ha partecipato Camarri ha coinvolto un team di ricercatori dell’ateneo pisano, dell’Ecole Polytechnique Fédérale di Lausanne (Epfl) e dell’Università di Twente ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica Physical Review Fluids edita dall’American Physical Society. In questo studio l’osservazione del volo dei semi del tarassaco ha ispirato la definizione di un modello matematico che descrive come si generano forze aerodinamiche stabili capaci di garantire voli a lunga traiettoria.
Il seme del tarassaco può essere trasportato dal vento anche per distanze considerevoli grazie al pappo, un ciuffo di filamenti sottilissimi disposti radialmente a formare un ombrello e che agiscono collettivamente come un paracadute per il seme stesso. La caratteristica più curiosa di questo paracadute naturale è il suo essere principalmente vuoto. Infatti, se visto da vicino, il pappo è costituito solo dai filamenti che, essendo in un numero dell’ordine di 100 ed essendo sottilissimi e disposti radialmente, lasciano uno spazio vuoto considerevole tra loro. Proprio questa struttura così particolare del pappo è stata il punto di partenza dello studio. «Il meccanismo di volo del pappo è stato descritto in un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature – dice il professor Simone Camarri – Nella nostra ricerca abbiamo proposto un modello matematico che consente di descrivere il comportamento aerodinamico del pappo e, cosa più importante, di studiare la stabilità del suo volo. Il risultato più importante è aver dimostrato che per il diametro e le condizioni di volo tipiche di un pappo, il limite per avere una traiettoria stabile si raggiunge impiegando circa 100 filamenti, e il numero previsto è molto vicino a quello osservato in natura. Tutto ciò sembra suggerire che, nel suo percorso evolutivo, il pappo abbia raggiunto una condizione ottimale tale da fornire la maggiore resistenza aerodinamica mantenendo contemporaneamente un volo stabile».
Ispirandosi alla natura e alla particolare conformazione del pappo è possibile a questo punto progettare oggetti artificiali leggeri di caratteristiche simili al pappo capaci di avere le stesse prestazioni in termini di stabilità e di prestazioni in volo. A firmare lo studio con Camarri il professor François Gallaire e i dottori Francesco Viola, Pier Giuseppe Ledda e Lorenzo Siconolfi; questi ultimi tre si sono laureati a Pisa e oggi collaborano con le università di Losanna e Twente.
Il professor Simone Camarri, classe 1974, è approdato all’Università di Pisa dopo la maturità col massimo dei voti al liceo scientifico Marconi di Grosseto.
A Pisa si è laureato con lode in Ingegneria aerospaziale con una tesi sviluppata in Francia nella sede di Sophia Antipolis dell’Inria, il prestigioso istituto di ricerca francese. Poi il dottorato di ricerca, sempre nel dipartimento di ingegneria aerospaziale di Pisa, e l’inizio dell’attività di ricerca e di insegnamento fino a diventare professore associato. Il Tirreno si era già occupato di lui anni fa quando in occasione di un evento biennale di Euromech, l’European Fluid Mechanics Conference, fu premiato a Stoccolma con lo Young Scientist Award nella sezione dedicata ai giovani ricercatori under 35.
E poi c’è un contributo che Camarri vuole evidenziare. «Il nostro studio - dice - è partito da uno precedente pubblicato su Nature. Ebbene, tra le firme di quel lavoro c’è il dottor Daniele Certini di Castiglione della Pescaia che si è laureato con me a Pisa e che ora frequenta il dottorato all’Università di Edimburgo». —S.L.
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