Il Tirreno

Grosseto

il caso emerso due anni fa 

«Suora, nessuna violenza» Il pm chiede l’archiviazione

Pierluigi Sposato
«Suora, nessuna violenza» Il pm chiede l’archiviazione

La religiosa era accusata di maltrattamenti ai danni dei bambini della sua classe ma gli approfondimenti di indagine e le testimonianze hanno escluso reati

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La Procura ha chiesto l’archiviazione per Sophiamma Joseph, la suora di 56 anni di origini indiane che fino a due anni fa era in servizio come insegnante in una scuola materna a Grosseto e che era poi tornata a Torino, indagata per maltrattamenti nei confronti di minori, tra i 5 ei 6 anni. Il sostituto procuratore Salvatore Ferraro scrive che «l’esito dell’attività tecnica è stato negativo, perché non ha fatto emergere alcun episodio di rilevanza penale, non venendo ripresi comportamenti dell’indagata di natura violenta, aggressiva, offensiva, minatoria o vessatoria ai danni dei suoi alunni».

Se non ci saranno opposizioni da parte dei genitori (sono 22 le famiglie interessate) e se il gip accoglierà la richiesta, il fascicolo potrebbe dunque essere archiviato. A determinare il pm in questa decisione è il riesame dei risultati delle intercettazioni ambientali, cui è stata conseguente una «rettifica», e le dichiarazioni della stessa suora, assistita dall’avvocato Carlo Blengino di Torino, che nel corso dell’interrogatorio aveva non solo negato di aver mai alzato le mani nei confronti dei suoi alunni ma aveva anche dato spiegazioni su quanto le veniva mostrato (i video delle intercettazioni). Il tutto è risultato compatibile con le dichiarazioni di genitori e colleghe della suona.

Ma come è possibile che sia stata inizialmente formulata un’accusa così grave? Il pm spiega che è vero che l’attività di intercettazione «era stata effettuata dopo che alcuni genitori si erano lamentati del comportamento della suora, sia con la direttrice della scuola sia con l’indagata stessa (e questo può aver indotto la Joseph a un atteggiamento più prudente e accorto). È vero che è stato possibile installare una sola telecamera all’interno della classe di suo Sophiamma e non due, così non rendendo possibile la ripresa integrale dell’aula. È vero che la qualità delle immagini e dell’audio è scarsa, non permettendo di ascoltare nitidamente tutte le parole pronunciate e di valutare con esattezza i movimenti delle persone riprese. È vero infine che l’attività di captazione ha avuto un periodo di tempo limitato in ragione della chiusura della scuola per le vacanze estive». Ma non ci sono episodi di rilevanza penale, secondo il pm.

Quando era stata sentita dal pm, suor Sophiamma aveva negato di aver maltrattato i suoi alunni. Aveva ammesso di essere intervenuta fisicamente talvolta per dividere chi litigava o per riportare il silenzio in classe. Aveva riconosciuto di aver alzato la voce e anche di aver fatto gesti con le mani, ma solo per attirare l’attenzione dei bambini. E se aveva alzato le gambe, lo aveva fatto per giocare con loro. Ma è vero che aveva buttato i loro giochi a terra? «Sì, ma solo per insegnar loro a rimettere in ordine i giochi che avevano fino a quel momento utilizzato». La frase «ti ammazzo» non sarebbe mai stata pronunciata: «Io ho detto soltanto “calmatevi, calmatevi”e ho battuto le mani per far fare silenzio». Tra le contestazioni iniziali c’era anche un altra frase: «Ti spacco la bocca». In questo caso, suor Sophiamma aveva precisato che c’era un bambino che aveva detto «spacco la bocca» e lei aveva replicato con «A chi rompi la bocca? A me?». «A nessuno», aveva finito per dire il bambino.

La polizia giudiziaria aveva poi riesaminato e riascoltato i files, correggendo la prima informativa. Ed erano poi state ascoltate le colleghe della suora. Una di queste aveva fatto presente che Joseph non era mai stata accettata dai bambini e dai genitori, perché di colore e non italiana; che la classe a lei assegnata era particolarmente vivace anche perché ogni anno aveva cambiato insegnante; che non aveva mai notato atteggiamenti fuori posto della suora; che una delle bambine della classe aveva avuto problemi di inserimento già dall’anno precedente; che alcuni bambini non aveva accettato la suora come insegnante e le facevano il verso; che suor Sophiamma «è una persona dolcissima, quando i bambini entravano in classe tutti andavano ad abbracciarla»; che l’indagata si sentiva scoraggiata perché aveva percepito che genitori e alunni non l’avevano accettata.

Solo uno dei genitori dei bambini aveva raccontato di uno strattone al proprio figlio che comunque «era affezionato alla suora».

Gli ulteriori accertamenti hanno confermato le parole di suor Sophiamma; i testimoni hanno concordato nel riferire le difficoltà gestionali della classe e l’assenza di comportamenti anomali dell’indagata. Da queste considerazioni la richiesta di archiviazione. —

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