Il Tirreno

Grosseto

«Il cammino nella legalità un dono e un’emozione»

A.F.
«Il cammino nella legalità un dono e un’emozione»

Parlano le insegnanti al ritorno dalla settimana di volontariato in Sicilia

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follonica. Un viaggio particolare, in un luogo divenuto suo malgrado simbolo della lotta alla criminalità organizzata: la casa di Paolo Borsellino, a Palermo, uno spazio voluto dal fratello Salvatore nel quartiere di Kalsa, dov’era nata il magistrato. Ma a rendere ancor più particolare la spedizione sono le protagoniste: le insegnanti dell’Istituto Comprensivo Leopoldo II di Lorena di Follonica, coinvolte nel Progetto triennale “Seminiamo la legalità”, chiamate poi a restituire ai propri studenti le impressioni e il senso civico che hanno raccolto in una settimana di volontariato, rafforzando lo spirito di legalità che si sta promuovendo sul golfo dopo i fatti di cronaca degli ultimi anni.

«Mi chiedo dove mi porterà questo viaggio, cosa mi regalerà? Mi aspetto un’avventura. Invece no: mi dà un vero e proprio dono», racconta Rossella Ceccano, una delle insegnanti coinvolte nel progetto. Le sue parole sono raccolte e pubblicate sul sito “19 luglio 1992”, realtà nata con lo scopo di promuovere la cultura della legalità prendendo il nome proprio dalla data della strage di via D’Amelio, in cui perse la vita Borsellino insieme alla sua scorta. I racconti delle insegnanti, lasciati al loro ritorno dalla Sicilia, offrono così un viaggio all’interno del viaggio. «Mi volto indietro e posso solo dire grazie a tutte le persone che hanno condiviso e continuano a condividere questo meraviglioso viaggio con me – racconta Laura Bralia – Questo cammino non sarebbe stato possibile senza di voi. Prepariamoci: anche quest’anno ci aspettano grandi emozioni e grandi incontri». Ceccano parla dunque del dono che ha ricevuto. «Il dono di vedere con altri occhi persone e cose, vedere con il cuore – dice l’insegnante – Con il gli occhi di chi ha visto e conosce la verità e con il cuore di chi ha sofferto perdite vere a causa di una terra sofferente e di ragioni che forse mai verranno svelate. Un viaggio che tutti dovrebbero fare per poter parlare di legalità».

«L’incontro con i familiari, gli operatori e le esperienze didattico-educative con i bambini presso la Casa di Paolo mi hanno consentito di rafforzare l’idea che la conoscenza e lo scambio rimangono l’unico veicolo per diffondere la cultura della legalità» è la testimonianza di Concetta Venezia. «Sono tante le emozioni e i sentimenti che ho provato in questi luoghi e non è facile trovare le parole che possano descriverle in modo adeguato», dice invece Michela Galeotti, che infine riesce a trovarla la parola giusta, tanto semplice quanto significativa: «grazie». Angela Gaeta racconta di essere tornata «con alcune certezze e molte domande». «Ho avuto la conferma di essere nata e cresciuta in una situazione fortunata – le sue parole – mentre ho cominciato a chiedermi, ancor più con fermezza, perché la stessa fortuna non è condivisibile da tutti sia in Italia che nel resto del mondo. Ho capito quanto sia importante il sorriso, sia donato che ricevuto».

La stessa sensazione di Luciana Barraco: «Tutto ciò mi ha fatto sentire fortunata e più ricca, non tanto di cose materiali, quanto di esperienze che voglio assolutamente condividere con quante più persone possibili». Catia Governatori spiega di aver «rinnovato lo spirito di gruppo che ci ha supportato in ogni iniziativa e fatto credere nella realizzazione di questo progetto». Sensazioni che restano impresse sulla pelle, che aprono ancor di più gli occhi e che ribadiscono quanto fondamentale sia la promozione della cultura della legalità. — A.F.

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