Gioco
Se il medico vuole assumere ma gli aspiranti non ci sono
Molti “dottori” di famiglia con studio associato cercano infermieri con partita Iva per assistere anche a domicilio i pazienti: ma non li trovano
Grosseto. C’era una volta l’infermiere di famiglia (e di comunità) che in Maremma ma anche nel resto della Toscana – apripista insieme a poche altre regioni di questo modello assistenziale extraospedaliero e avanzato – batteva il territorio. Suonava alla porta dell’anziano e come un angelo del focolare lo istruiva sui farmaci prescritti o su come curare una ferita; faceva visita a chi soffriva di una malattia cronica e risolveva i piccoli imprevisti ancor prima che al paziente venisse in mente di ricorrere al medico di base o (impropriamente) al pronto soccorso.
Il sistema – pensato per essere un circolo virtuoso – funzionava così: l’Ars, l’Agenzia regionale di sanità della Toscana, estrapolava il bacino di personale; l’Asl forniva gli “addetti”, cioè gli infermieri, e, in base alle indicazioni dei medici di medicina generale, l’infermiere “volante” si metteva al lavoro. Tale modello «ha prodotto degli ottimi risultati – valuta Nicola Draoli, presidente dell’Ordine degli infermieri di Grosseto – Poi gli infermieri dell’Asl non sono più riusciti a far fronte a questa richiesta in maniera dedicata». E quindi per garantire un buon livello di assistenza ai pazienti, al medico di famiglia – che tra visite a domicilio e ambulatoriali non ha il dono dell’ubiquità – non resta che rivolgersi al settore privato, che spunta laddove il pubblico non arriva (o non arriva più o non abbastanza). La norma lo consente: un medico di base, magari con studio associato, può di propria iniziativa – la cosiddetta sanità d’iniziativa prevedeva la stretta collaborazione tra infermieri e medici di medicina generale – assumere un infermiere: un infermiere di studio. E qualche medico grossetano cerca di farlo a tutela della salute dei pazienti. «Fanno però una gran fatica a trovarli – sottolinea Draoli – perché a Grosseto sono pochissimi gli infermieri con partita Iva e i giovani non hanno un piano di investimento nello studio medico», puntano, piuttosto, allo status di dipendente. Si torna sempre lì: «Ci sono percorsi che hanno bisogno di risorse umane – conclude Draoli – e dopo più di dieci anni di razionalizzazioni, o si immette personale nel sistema o non vedo altre soluzioni». Non resta che sperare nel Ddl sull’infermiere di famiglia, magari risolta la crisi di governo. –
Giovanna Mezzana
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