Toscana
Addio all'uomo della Sipe Nobel, friulano dal cuore maremmano
E' morto a 86 anni a Udine l'imprenditore proprietario del notissimo polverificio. Personalità fiera e decisa, lascia un grande ricordo in chi ha lavorato con lui
ORBETELLO. Mariano Pravisani, proprietario della Sipe Nobel di Orbetello Scalo, è morto a Udine. L’imprenditore, nato il 24 giugno del 1933, era friulano, così come lo erano il padre e il nonno.
Un uomo deciso, fiero, abituato a combattere per ottenere quello che desiderava e a raggiungere i suoi obiettivi. Un carattere forte che non si tirava mai indietro. Un uomo che sapeva essere cortese e gentile. Negli ultimi periodi aveva avuto dei problemi di salute dai quali si era ripreso. Nulla, negli ultimi giorni, avrebbe fatto pensare alla sua morte che ha lasciato tutti senza parole.
Orbetello ha iniziato a conoscere Mariano Pravisani nel 1993 quando il complesso della Sipe Nobel è passato nelle mani della Pravisani spa, gruppo friulano attivo nel settore della produzione di esplosivi. Lo stabilimento è rimasto attivo fino al 31 dicembre del 2002 quando gli operai, che nei tempi migliori sono stati anche 1500, varcarono per l’ultima volta quella cancellata a due passi dalla strada Aurelia.
Da quel momento Pravisani, per la ex Sipe Nobel, ha cercato di immaginare un futuro diverso che però non facesse venire meno il legame che aveva unito la fabbrica al territorio.
L’imprenditore, nonostante il suo sangue friulano, era molto legato alla Toscana. Aveva nel pisano una tenuta comprata dal padre con una coltivazione di uva da vino di circa 30 ettari che lui stesso aveva voluto da unire all’allevamento.
Proprio nella sua tenuta di Canneto, il Tirreno lo aveva intervistato nell’agosto nel 2015. Quel giorno Pravisani era sereno e rilassato ma con un unico e ultimo desiderio che voleva vedere realizzato prima di morire.
«Ho la mia età – disse – e veder realizzato o quanto meno iniziato il progetto di riqualificazione dell’ex polverificio sarebbe un mio grande desiderio. Prima di morire vorrei ridare alla Sipe Nobel ciò che le spetta, una seconda vita».
Un desiderio che l’imprenditore non è riuscito a vedere realizzato. Avrebbe voluto veder nascere una “residenza diffusa” con strutture anche a servizio della comunità che però non hanno ancora visto la luce e che sono in attesa di una variante. Invece della riqualificazione ha dovuto fare i conti con un rave party illegale che venne realizzato nell’ex fabbrica. Una violenza che Pravisani non accettò mai.
A realizzare il progetto di riqualificazione della Sipe Nobel è stato uno studio di Pontedera, in provincia di Pisa, Mori Associati, che avevano stretto con l’imprenditore un legame forte e speciale.
Anche per i due professionisti dello studio di progettazione, arrivare a realizzare il sogno di Pravisani era ed è ancora importante.
L’imprenditore era riuscito a far amare quella macchia all’interno della quale erano disseminati capannoni e stradine e da cui si gode di una vista mozzafiato sull’Argentario.
«È stato un privilegio aver potuto lavorare con lui – commentano l’architetto Luca Pinato e l’ingegnere Cristiano Remorini tecnici di fiducia di Pravisani per i suoi interessi in Toscana – Lo ricorderemo sempre come esempio di rettitudine e genuino calore umano».
Pravisani, o “il Dottore», come veniva chiamato in segno di rispetto, era un uomo pronto alla battuta, simpatico e scherzoso. Sapeva perfettamente quando era il momento di lasciarsi andare e quando tornare serio per dirigere un impero che aveva creato con tanta passione.
Luciano Serafinelli è l’unico operaio rimasto assunto alla Sipe Nobel. Fa il guardino della struttura.
«Un uomo impagabile – ricorda – un imprenditore che non ha mai lasciato a piedi nessuno. Ha cercato sempre di trovare un posto a tutti coloro che lo persero quando lo stabilimento chiuse. La sua morte ci ha colto di sorpresa».
Pravisani era entrato nella ditta nel 1960 anno in cui il padre ha ideato il policlinico, oggi Casa di Cura Città di Udine. Nel 1964 dette vita a un’officina meccanica a Pasian di Prato. In questo modo realizzò gli impianti per la Pravisani spa. Nel 2008 risultò il maggior contribuente friulano.
La morte è stata annunciata dalla moglie Anna e dalla figlia Marianna, dai nipoti che molto amava, Alfonso e Alfredo e dalla suocera Sidony.
I funerali sono stati celebrati in Duomo a Udine. —
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