Gioco
In coda dalle 5,30 del mattino per fare la carta d’identità
L’odissea di una donna a cui hanno rubato il documento: tre tentativi vani poi l’attesa di tre ore, prima dell’alba
GROSSETO. Ci ha provato una volta, due volte, tre volte. Al terzo tentativo andato a vuoto, la signora Tiziana Bardelli di Grosseto ha dovuto programmare la sveglia prima dell’alba e mettersi in attesa alle 5,30 del mattino per riuscire a farsi fare la carta d’identità, per sé e per il figlio.
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Un’attesa di tre ore, con il cielo ancora buio, da sola in via Saffi a Grosseto davanti all’ufficio anagrafe del Comune, per poter avere finalmente il documento – dopo che le era stato rubato insieme ad altri – e poter rifare anche la patente, senza la quale non poteva neanche andare a lavoro.
L’odissea della signora inizia qualche giorno prima di Ferragosto.
«La mia carta sarebbe scaduta nel 2025 – racconta Tiziana – ma mi è stata rubata e ho dovuto rifarla. Mercoledì 7 agosto sono dunque andata all’ufficio anagrafe di via Saffi convinta di poterla rifare, per me e per mio figlio, che aveva anche lui la stessa esigenza. Per tutti e due, tra l’altro, questo documento serviva per rifare anche la patente, che ci serve per andare al lavoro».
Agli uffici di via Saffi, però, la doccia fredda. Non solo la signora Bardelli scopre che quel giorno non potrà fare il documento lì su due piedi, ma la trafila che le viene indicata dagli operatori sembra davvero insormontabile.
«Mi hanno detto che per avere il documento, che viene rilasciato in formato elettronico, bisognava prenotarsi – dice Tiziana – perché, senza prenotazione, rilasciavano solo cinque carte al giorno, e quel giorno avevano già finito i posti disponibili. Ho provato a prenotare, ma il primo appuntamento utile era per il 17 settembre. E né io né mio figlio possiamo permetterci di non lavorare fino a quella data, né di rimanere senza documento di identità».
L’alternativa è avere il documento in formato cartaceo, e in questo caso viene rilasciato senza dover prenotare, «ma mi è stato spiegato – dice ancora la signora – che questa procedura veniva riservata solo a chi partiva per un viaggio imminente e poteva dimostrare di avere, ad esempio, la prenotazione di un biglietto aereo o cose simili. Solo a loro. Come se la mia non fosse un’emergenza altrettanto importante».
Terza via, provare a rientrare tra quei cinque “fortunati” che ogni giorno riescono ad avere la carta d’identità extraprenotazione. Ma riuscirci è un terno al lotto e una specie di gara a chi arriva prima al mattino per accaparrarsi i cinque numerini del contacode che vengono distribuiti a mano direttamente dagli operatori ai cittadini. Una procedura complicata e affidata in buona parte alla sorte.
Tiziana prova a tornare all’anagrafe l’indomani, anticipando l’arrivo in vista dell’apertura al pubblico dell’ufficio, fissata alle 8,30. Ma niente. Prova allora il terzo giorno, venerdì 9, arrivando ancora prima. Niente lo stesso.
«Alla fine – racconta – il 16 agosto mi sono presentata lì alle 5,30. Sono arrivata in bicicletta e sono rimasta in sella tutto il tempo. Faceva buio, ero sola e, lo confesso, ho anche avuto paura».
Il pensiero è corso al drammatico stupro di cui è stata vittima una donna lo scorso inverno, proprio a quell’ora e proprio poco distante da lì.
«Una volta entrata – prosegue Tiziana – la procedura è stata tutto sommato veloce. E quando sono uscita mi è sembrato di togliermi una croce. C’erano tantissime persone in attesa, è un disagio enorme per i cittadini. Non capisco perché non mettono più persone a occuparsi di queste pratiche». —
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