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capalbio: alla foce del chiarone 

Batteri fecali sopra i limiti, l’acqua non è balneabile

Ivana Agostini
Batteri fecali sopra i limiti, l’acqua non è balneabile

Arpat rileva Escherichia coli in alta concentrazione Si attendono nuovi risultati Il Wwf: «Inaccettabile che  il depuratore scarichi qua»

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In prossimità della foce del fosso del Chiarone, nel comune di Capalbio, non si può fare il bagno. Secondo Arpat «le acque non sono temporaneamente idonee alla balneazione».

L’agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana ha riscontrato, nei prelievi che effettua di routine nelle acque del fosso, la presenza di Escherichia coli con un valore di 624. Si tratta di un batterio fecale che si trova nell’intestino degli uomini e degli animali.

Arpat ha effettuato le analisi il 13 agosto.

«I risultati sono sfavorevoli» (segue il valore numerico del batterio sopra la soglia, ndr). La zona in cui sfocia il fosso del Chiarone, che segna il confine fra la Toscana e il Lazio, è vicinissima ad alcuni fra gli stabilimenti balneari più noti e frequentati della costa capalbiese.

Al confine con il fosso ci sono due noti stabilimenti che però né ieri né nei giorni scorsi hanno avuto nessun tipo di comunicazione sull’inidoneità temporanea alla balneazione in quella zona.

Evidentemente il punto in cui non si poteva fare il bagno era in prossimità della foce e non interessava le acque davanti alle due strutture.

In questi giorni il fosso è praticamente quasi asciutto e non ha piovuto. Difficile, quindi, riuscire a capire da dove possano arrivare i batteri fecali.

Nei punti in cui Arpat effettua il prelievo però non è la prima volta che viene riscontrato la presenza di Escherichia coli; era successo, con valori molto più bassi anche ad aprile.

Intanto ieri mattina Arpat ha effettuato un nuovo prelievo, che è già stato mandato al laboratorio di Pisa: i risultati si attendono per domani.

Nel fosso scarica il depuratore del Chiarone. Una situazione che il Wwf locale sta segnalando da anni.

«Non si capisce come ancora una cosa simile sia permessa. Indipendentemente dalla presenza di batteri – dice il Wwf – non è accettabile che il depuratore continui a scaricare nel fosso creando un danno all’ambiente e anche a chi in quella zona lavora».

Lo scarico del depuratore è una questione che preoccupa molto il Wwf non solo per il tratto del Chiarone ma anche per altri fossi che in alcuni periodi dell’anno si riempiono di acque nere che vanno a finire nel lago di Burano creando disagi a chi gestisce l’area.

La situazione in riva agli stabilimenti è comunque tranquilla dato che non ci sono comunicazioni che abbiano messo in allerta chi ha attività nella zona vicina al fosso. Un fosso che alcuni anni fa fu prezioso perché evitò che un incendio si propagasse dal territorio laziale a quello toscano distruggendo tutto quello che avrebbe trovato sul suo passaggio. —

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