Toscana
«Aiutateci, siamo disperati Qui tutte le sere c’è una lite»
GROSSETO. «Correte, correte, c’è una lite! Qui si vogliono ammazzare! ». Deve essere risuonata più o meno così la telefonata che alcuni abitanti di un paese nelle vicinanze del capoluogo hanno fatto ai carabinieri nella serata di domenica. Fortunatamente, come è stato possibile capire poco dopo, nessun omicidio o tentativo di omicidio, nessun ferito e nemmeno contuso: si era trattato “solamente” dell’acuirsi dei rapporti difficili tra madre e figlia, la prima immobilizzata a letto, la seconda paziente psichiatrica. Effettivamente, però, le grida potevano legittimamente far pensare a un fatto di sangue.
Perché? Da qualche tempo, la mamma ottantenne, è impossibilitata a muoversi dopo una caduta che le ha causato una frattura. Sono due mesi, più o meno, che è costretta a stare a letto. Seguita da una badante, beneficia dell’accompagnamento, viene visitata periodicamente (e da molto tempo) dal servizio di assistenza sociale, specialmente adesso che non è autosufficiente. Anche la figlia, cinquantenne, è seguita dal servizio sanitario. Quest’ultima tuttavia soffre molto spesso di episodi acuti che si manifestano anche a casa, pur se non pericolosi. E che rendono per esempio difficile anche la convivenza della figlia con la badante.
Domenica sera, poco dopo le 22, la figlia aveva voluto far scendere dal letto la mamma. Quest’ultima aveva iniziato a negare sommessamente, perché realmente impossibilitata a reggersi sulle gambe, poi i toni erano cresciuti. E quando la figlia ha alzato la voce, i vicini – la casa è in mezzo al paese – si sono preoccupati. «Ma così mi ammazzi» avrebbe detto esasperata la donna rivolgendosi alla figlia, scongiurandola di smetterla di tirarla giù dal letto. È stata questa la frase che ha fatto partire l’allarme, poi rientrato una volta che i carabinieri del radiomobile hanno appurato cosa era accaduto. È comunque intervenuta un’ambulanza del 118, che ha provveduto a prendere in carico la figlia, per condurla all’ospedale Misericordia di Grosseto: lei c’era stata anche un paio di giorni di prima.
Non è la prima volta che accade, confermano gli abitanti del paese, che hanno chiesto anche ai carabinieri di fare qualcosa per risolvere una situazione che si trascina da tempo. «Siamo disperati, tutte le sere è così».
Più che un problema di giustizia o comunque di ordine pubblico, al momento è un problema di assistenza. Il Coeso dichiara di essere perfettamente a conoscenza della situazione, di entrambe le donne. La figlia non è pericolosa, ma viene definita deviante ed è consapevole che talvolta i suoi comportamenti disturbano chi vive in paese. In casi come questi, dicono i responsabili del Coeso, la collaborazione di chi vive a contatto con queste realtà facilita i percorsi di recupero e convivenza. Ma talvolta tutto questo è difficile, quasi impossibile. — P.S.
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