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Medicina sportiva, gli enti locali protestano Lunedì un incontro
castel del piano. Medicina sportiva scippata: è maretta fra istituzioni e azienda per un argomento delicatissimo, che, come specifica il presidente della Società della Salute Giacomo Termine, sarà discusso in un incontro fra istituzioni e direttore generale Asl lunedì 12. E se l’eliminazione del servizio di primo livello di medicina sportiva, trasferito, infatti, dall’ospedale di Castel del Piano a quello di Abbadia San Salvatore, viene vissuto dalla popolazione e dagli amministratori come un vero e proprio scippo, di contro, invece, secondo l’Azienda non è un depotenziamento, ma segna la nascita di un polo di Medicina sportiva sull’Amiata. Resta il fatto che da Castel del Piano occorrerà fare 60 chilometri per una visita di idoneità e così da Arcidosso. Per non parlare di Roccalbegna, Semproniano, Cinigiano a cui converrà accedere all’ospedale di Grosseto, viste le distanze.
Il presidente dell’Unione comuni Amiata grossetana Massimo Galli è sul piede di guerra: «Noi sindaci dei sette Comuni dell’Unione – dice – faremo di tutto perché questo servizio torni a Castel del Piano. Facciamo notare che i paesi dell’entroterra collinare come Roccalbegna, Cinigiano, Semproniano, che prima si rivolgevano a Castel del Piano, adesso saranno costretti ad andare a Grosseto. Una scelta aziendale che non consideriamo accettabile».
Sulla questione, il Tirreno ha sentito il dottor Franco Simoni che è stato responsabile della Medicina sportiva della Asl 9 e “fondatore” del servizio castelpianese: «Ovviamente – dice - parlo solo a titolo personale. Provo semplicemente un grande dispiacere, visto che lo avevo fatto nascere io nel 1995 e lo avevo gestito fino al 2008, anno in cui sono stato sostituito dal collega Meciani fino ad oggi. Sul piano generale la giudico una decisione punitiva, che, secondo me, per come conosco i due versanti sanitari dell’Amiata, non ha nessun valido appiglio. Razionalizzazione dei servizi? Maggiore efficienza? Cosa si intende? Costringere 300-400 persone con i loro accompagnatori a percorrere 60 chilometri da oggi in poi? Se bastasse, perché poi spesso si dovrebbe ripartire, per consegnare esami supplementari e poi per ritirare la documentazione finale. Sicuramente qualcuno quei 60 chilometri, se li dovrà fare più volte. L’azienda parla di razionalizzazione dei servizi? A Casteldelpiano il medico c’è, so che è disponibile. Il personale infermieristico pure, Manca solo la sostituzione di un’apparecchiatura che si è guastata. Costo? 15 mila euro. Meno di quanto dovranno spendere in euro e sacrifici gli utenti per andare ad Abbadia. E ancora un’obiezione: le liste di attesa quanto si allungheranno in un settore dove ci sono scadenze fisse e tassative di certificazione?».
Simoni suppone anche che forse la medicina dello sport non viene valutata come si dovrebbe: «Credo sia proprio cosi. Invece la medicina dello sport è l’unico check point di controllo sanitario sistematico per i giovani, con il quale si scoprono precocemente malattie importanti e durante il quale si possono dare utilissimi consigli su stili di vita corretti. Purtroppo è un passaggio non di rado eluso, per varie ragioni. Poca voglia di fare il controllo, impegni scolastici, impegni di lavoro dei genitori, difficoltà logistiche, equivoci per gli appuntamenti. Rendere più difficoltosa la distanza e l’accesso all’ambulatorio di riferimento, non farebbe altro che accentuare questo fenomeno negativo», chiude. — F.B.
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