Il Tirreno

Grosseto

Nella cantina firmata Renzo Piano la vera star è il “re” Baffonero

Francesca Ferri
Nella cantina firmata Renzo Piano la vera star è il “re” Baffonero

Un fil rouge tra Maremma a Francia e alle sue più celebri etichette Qui la sfida partita da cinque poderi e arrivata in oltre 60 Paesi 

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tra i filari

Francesca Ferri

Una brezza marina si insinua nella vallata da Follonica a Giuncarico, sfiora i boschi, accarezza i filari, plana sulla terrazza della cantina progettata da Renzo Piano. Intorno, una distesa di 83 ettari di viti e centinaia di ettari di boschi che si estendono a perdita d’occhio, e una necropoli etrusca. Mentre a 50 metri sotto terra, in quel tempio-anfiteatro che è la barricaia scavata nella roccia, riposano nell’oscurità 2.500 barrique. Benvenuti a Rocca di Frassinello, cantina inaugurata il 30 giugno 2007, nata dalla joint venture tra Castellare di Castellina e Domaines Barons de Rotschild-Château Lafite, la più famosa firma di vini di Francia e del mondo. Un progetto nato al centro della Maremma, tra Bolgheri e Montalcino, in un punto fino a pochi anni fa apparentemente “di periferia” rispetto agli storici territori dei vini toscani.

«Facendo delle ricerche abbiamo visto che la Maremma centrale, questa zona, ha delle caratteristiche forti per il vino», spiega Paolo Panerai, giornalista, editore, grande appassionato di vino, presidente di Domini Castellare di Castellina, gruppo di cui fa parte Rocca di Frassinello insieme ad altre tre prestigiose cantine: Castellare di Castellina, nata negli anni ‘70 nel Chianti Classico, e le ultime nate, le siciliane Feudi del Pisciotto e Gurra di Mare.

«Questa posizione per i terreni – spiega ancora Panerai – è una sorta di proiezione del piede geologico di Montalcino ma con 4 o 5 gradi medi in più di temperatura e l’effetto del mare, non frontale come a Bolgheri, ma che si incanala in questa valle, ed è molto importante». Il risultato sono cinque rossi, un bianco e una grappa, ognuno dei quali è un progetto a sé stante, apprezzati in sessanta Paesi. «Ma l’obiettivo è arrivare a 90 Paesi», spiega Panerai. Del resto il 65% della produzione viene esportata. E così dagli Stati Uniti (primo mercato della cantina) alla Svizzera, dal Belgio al Giappone, dalla Corea al Brasile e perfino all’Uruguay, si bevono Poggio alla Guardia, il vino d’entrata, dalla personalità spiccata anche se più facile da bere; Le Sughere di Frassinello, la seconda etichetta, vino di grandissima stoffa già nella Top 100 di Wine Spectator; Rocca di Frassinello, le grand vin, il massimo della produzione, un vino che riesce a coniugare forza, intensità, eleganza (95/100 per Robert Parker e James Suckling). E infine Baffonero, 100% merlot, dalla vigna che prende nome dal soprannome del Capo Caccia e che ha lanciato, come challenger, la sfida nello spirito dell’American Cup, a Re Masseto, ugualmente 100% merlot, il vino italiano più famoso e con il prezzo a livello dei premier cru classés di Bordeaux. Anche Baffonero, per reggere la sfida (la produzione è iniziata con la vendemmia 2007) è uno dei migliori Merlot al mondo. A questi vini si sono aggiunti Ornello, che si inserisce tra Poggio alla Guardia e Le Sughere di Frassinello e si caratterizza per una percentuale consistente di Syrah nel blend, e il Vermentino, bianco che in Maremma dà il meglio di sé come in Sardegna.

Risultati che arrivano dopo un percorso iniziato alla fine degli anni Novanta, quando Panerai e il barone Eric de Rotschild scelgono la collina di fronte a Giuncarico per impiantare i vigneti. La tenuta unisce cinque poderi e si estende su 500 ettari, di cui 170 di boschi secondo una precisa scelta della cantina nel segno della sostenibilità ambientale e non solo. La presenza dei boschi consente di abbattere naturalmente i patogeni della vite. La resa è tra i 25 (per il Baffonero) e i 55 quintali all’ettaro per decisione dei fondatori nella prospettiva della qualità assoluta.

Dal grappolo al calice, la magia di Rocca di Frassinello avviene sulla terrazza (il sagrato, per Piano) di 5mila metri quadri ricoperta di cotto, il «tappeto volante», come la definisce il suo creatore, Renzo Piano. Amico di Panerai da quando quest’ultimo era praticante al Secolo XIX, il grande architetto italiano ha firmato il progetto della cantina, la prima e unica da lui concepita. Una struttura leggera e funzionale, non un «monumento né al committente né al vino» ma uno stabilimento produttivo (sia pure di un prodotto naturale), con una divisione degli spazi rivoluzionaria e un’attenzione eccezionale al processo di vinificazione. Che, nella sua fase iniziale, avviene per caduta sfruttando la forza di gravità e non le pompe enologiche, il cui uso deteriorerebbe la qualità di un’uva che viene raccolta esclusivamente a mano. La torre rossa cattura la luce del sole e all’occorrenza illumina, attraverso un sistema di specchi, la barricaia. In superficie si trova un moderno pavillon (definizione di Piano che vive molto a Parigi) in vetro con profili in acciaio satinato, cornice ideale per degustazioni, grandi eventi, mostre, congressi e pranzi. «Molti conoscono Rocca di Frassinello come la cantina progettata da Renzo Piano – spiega Panerai – ovviamente ne siamo felici, perché è il più grande architetto contemporaneo, ma qui è importante soprattutto il vino».

L’orizzonte di Rocca di Frassinello è soprattutto quello internazionale, e per questo ha scelto subito la Doc aderendo al Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana. «Nel Consorzio – spiega ancora Panerai – siamo impegnati in prima linea con il nostro direttore marketing e comunicazione e resident manager di Rocca, Pericle Paciello, che fa parte del consiglio di amministrazione a stretto contatto con il presidente Francesco Mazzei. La Doc Maremma Toscana ha un vantaggio enorme, perché coniuga tanti differenti terroir, tutti vocati alla produzione di vini di qualità e quindi la denominazione ha un potenziale molto elevato. Dobbiamo impegnarci tutti per concretizzarlo». —

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