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Grosseto

il giallo di riotorto 

Morta nel fosso, nessun segno di violenza L’autopsia non scioglie i dubbi dei parenti

Giulia Sili
Morta nel fosso, nessun segno di violenza L’autopsia non scioglie i dubbi dei parenti

Il figlio e la nuora sono al momento indagati per occultamento. L’ultima telefonata di Simonetta con una sua amica:

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. Si sarebbero dovute vedere il giorno dopo, per stare insieme come facevano spesso, ma quel mancato appuntamento è stato un preludio che ha fatto pensare che fosse successo qualcosa di grave. Maria Simonetta Gaggioli era una donna puntuale e affidabile e una cosa del genere non era da lei. Si erano salutate venerdì a mezzanotte, per telefono, e l’appuntamento era per le 18,30 del giorno successivo. Quell’incontro, però, non c’è mai stato: Simonetta non si è mai presentata dall’amica e non ha mai più risposto al telefono. Per una settimana la donna è stata cercata invano.

Il suo cadavere è stato ritrovato lungo la vecchia Aurelia una settimana dopo, il 3 agosto, all’altezza di Riotorto, nel comune di Piombino: per puro caso un automobilista che stava spostando un piccolo cinghiale dalla carreggiata ha notato nel fosso due piedi spuntare da una coperta. Che cosa abbia ucciso la 76enne resta ancora un mistero: ieri mattina il medico legale Luigi Papi ha svolto l’autopsia sul cadavere della donna ma dovranno passare 60 giorni prima di conoscere il risultato delle analisi. L’esame, che si è svolto all’istituto di medicina legale di Pisa, è durato diverse ore ma la salma della donna, ritrovata dopo molti giorni passati sotto al sole, è molto compromessa. L’autopsia conferma però che sul corpo di Simonetta non ci sono segni di violenza: né traumi e nemmeno ferite che potrebbero aver provocato la morte della donna. I parenti di Simonetta, la sorella e i tanti nipoti, che per una settimana intera l’hanno cercata disperatamente, dovranno aspettare ancora prima di ottenere delle risposte alle tante domande che li assillano. Lo stesso vale per gli amici che per lei erano fondamentali: un appoggio imprescindibile, proprio come la domenica precedente alla sua scomparsa quando, in seguito ad un malore, Simonetta si era affidata alle cure dell’amica più cara.

Intanto ieri pomeriggio il figlio della donna, Filippo Andreani, e la sua compagna, Adriana Pereira Gomes, 30 anni, hanno avuto un lungo colloquio con l’avvocato Eleonora Goti che da martedì segue la coppia in codifesa con l’avvocato Francesco Nardini. La coppia è indagata per occultamento di cadavere, anche se ad oggi non hanno ricevuto l’avviso di garanzia: la Procura ha notificato loro l’elezione di domicilio in vista dell’autopsia che si è svolta ieri.

Due vite legate ma completamente diverse quelle di Simonetta e del figlio Filippo: lei, elegante e solare, aveva avuto una carriera importante in Regione Toscana, lui, «incostante e caotico», come lo descrivono gli amici, non aveva mai trovato una stabilità lavorativa. Per lavoro la famiglia si era trasferita a Firenze e nel 1972 era nato Filippo.

Follonica era però il punto di riferimento: qui tornava quasi tutti i fine settimana per venire a visitare i parenti. Con la pensione Simonetta e il marito avevano quindi deciso di lasciare Firenze per tornare in riva al mare dove avevano un appartamento doppio nel palazzo delle Tre Palme. Lì, dopo la morte del marito, Simonetta viveva con Poldo, il suo adorato cane. Negli anni però le tante proprietà della famiglia erano state vendute pezzetto dopo pezzetto fino al trasferimento a Riotorto in un appartamento in affitto. Filippo aveva ricevuto molti aiuti dalla famiglia, all’epoca benestante, e i finanziamenti non erano mancanti neanche quando il ragazzo aveva deciso di aprire una piantagione di ananas in Brasile. Per Simonetta la piccola frazione di Piombino doveva essere un luogo dove stare tranquilla, un paese piccolo dove coltivare le proprie passioni. Poco tempo dopo nell’appartamento di Riotorto è poi arrivato anche Filippo, insieme alla moglie e ai tre figli. Ed è proprio da quell’appartamento che sabato 26 luglio Simonetta è scomparsa per poi essere ritrovata una settimana dopo, morta, avvolta in una coperta e gettata in mezzo all’erba. —

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