Il Tirreno

Grosseto

il patrimonio verde 

Via i pini, benvenuti lecci, magnolie, gelsi ma decine di nuove piante sono già morte

Giovanna Mezzana

Da via Telamonio a via Caravaggio, da via Argentina a via Alfieri: la mappa delle messe a dimora non andate a buon fine 

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Oggi il Comune presenterà alla stampa il Piano di gestione del verde pubblico, schema di azioni che sollecita da tempo più di un’associazione a cui sta a cuore il patrimonio arboreo cittadino. E certo è che questa mattina, nella sala consiliare di Palazzo civico – dove interverrà anche il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna – si parlerà anche dell’annosa questione dei pini di via Mascagni. Intanto Il Tirreno pubblica i risultati di un reportage che suggeriscono un interrogativo: «Che senso ha tagliare grandi alberi per sostituirli con piantine che non attecchiscono e nel giro di poco seccano e muoiono?». È ciò che si chiedono Anna Bardelli e Michela Fiorini, sentinelle del Tirreno, cioè tra quei lettori che – in occasione di Caffè Tirreno – si sono presi l’incarico di raccogliere segnalazioni di temi che stanno a cuore alla cittadinanza. Il lavoro delle due sentinelle in effetti non è stato solo quello di raccogliere “avvisi”: in collaborazione con Alessandro Brutti, hanno mappato molte zone della città in cui sono state di recente messe a dimora piante in sostituzione di alberi – per lo più pini – tagliati in loco o a integrazione di piante eliminate in altre zone della città perché giudicate pericolose da chi ha condotto le verifiche per conto dell’Amministrazione comunale. La filosofia è: via i pini dalle grandi radici devastanti che male ormai si adattano alla vita da città, benvenuti lecci, magnolie, gelsi, cipressi, alloro, liriodendron tulipifera (o albero dei tulipani). Peccato però che molte di queste sostituzioni/integrazioni non sono andate a buon fine: è quanto emerge dal reportage delle sentinelle.

la mappa

In via Alfieri, di fronte al bar Dribbling, un tempo c’erano dei pini che sono stati sostituiti con quattro alberi dei tulipani di cui oggi ne rimane uno solo: secco. Anche i (nuovi) undici lecci dell’aiuola centrale in via De Nicola sembrano destinati – tutti – alla stessa pietosa fine. In viale Caravaggio magnolie, gelsi e cipressi di recente piantumazione sono tutti rinsecchiti: si tratta di 13 piante. Triste è l’immagine della rotatoria di via Senese dove l’alloro è diventato tutto marrone. E i lecci di via Telamonio? Forse ce n’è uno che sembra potersi salvare. Idem la situazione in via Argentina.

il futuro

«Piccoli alberi vengono piantati –osserva Anna Bardelli, guida turistica e ambientale – ma non vengono annaffiati né curati e così, dopo le brillanti immagini di inaugurazioni e riqualificazioni lanciate sui social media, inesorabilmente e inevitabilmente, muoiono secchi, stecchiti. A fronte di queste inutili piantumazioni ci sono tagli di piante adulte, spesso sane ma ritenute “dannose” o “pericolose”. È uno scempio che si sta consumando in città nei confronti del nostro patrimonio arboreo e ci chiediamo se chi si dovrebbe occuparsi del verde pubblico se ne renda conto. Non si tratta di ambientalismo cieco: studi scientifici nazionali e internazionali sostengono ormai da anni che, per il nostro benessere e soprattutto per la nostra sopravvivenza, dovremmo ricoprire le nostre città di verde, ma, pezzo a pezzo, questo nostro patrimonio cittadino sta sparendo». «I Comuni affidano appalti qua e là – aggiunge Alessandro Brutti – ma poi nessuno verifica se le se le piante sono sane o hanno attecchito. Questa è incuria e mancanza di amore per il proprio lavoro». –



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